19 Gennaio 2012

L’ALBERO CHE INSEGNA SILENZIOSAMENTE

Il santuario mariano di Castelmonte è il più noto del Friuli-Venezia Giulia e si trova ai confini orientali con la Slovenia, a pochi chilometri da Cividale del Friuli.
Adiacente al santuario vegeta un grande ippocastano di 90 anni.
Tutti i pellegrini lo vedono e usufruiscono della sua ombra nella stagione calda, mentre ammirano i suoi nudi rami in inverno.

Se l’albero potesse vedere, udire, pensare e parlare come una persona: avrebbe moltissime cose da raccontare.

Da lì osserva il panorama con lo sfondo di Cividale, i tramonti e le albe, i cieli azzurri e nuvolosi.
Alle sue spalle si erge maestoso il Santuario con il suo imponente campanile.
Non potendosi muovere da lì probabilmente l’ippocastano si chiederebbe incuriosito che cosa viene a fare tanta gente, soprattutto in determinati giorni della settimana e dell’anno.

Egli ascolterebbe il suono prepotente delle campane, le grida festose dei bimbi, le chiacchiere e le confidenze degli adulti. Cercherebbe di captare da qualche discorso il motivo per cui tante persone vengono a piedi, con pullman o mezzi propri, poi si recano silenziosamente in quella casa particolare. Cosa realmente ci vanno a fare?

L’ippocastano imparerebbe gradualmente a leggere l’espressione dei volti: come mai tanti entrano seri e pensosi ed escono rilassati e contenti? E quelle persone con quello strano abito lungo e la barba? Cosa ci fanno? Sono dei guardiani? Perché così tanti? Oggi ne conta una decina, ma nel passato ce n’erano di più! Quali misteri nasconde quell’edificio così particolare? Spesso sentirebbe provenire dall’interno dal suo interno un coro di voci, dei canti, voci singole che egli ode in modo frammentario: parlano di amore, di un certo Gesù, di una donna che chiamano “Maria” o la Madonna,sua madre.

Ma l’ippocastano, anche se non può udire, comprendere o parlare come gli uomini, inconsapevolmente é stato ed è un maestro di vita per molti pellegrini che lo hanno ammirato e che vengono ancora ad ammirarlo.

Esso è il simbolo della trascendenza.

Le radici richiamano il fatto che ognuno di noi deve essere ben radicato all’humus della fede, della speranza e della carità.

Il ciclo delle stagioni richiamano la nostra vita.

I rami protesi verso il cielo indicano il nostro desiderio di eternità

Le foglie che cadono sono sempre un dono…

La corteccia può significare la difesa della fede
Il fusto significa il centro stabile e durevole in contrapposizione alle foglie che hanno carattere ornamentale e transitorio.

L’interno del fusto è ad anelli concentrici: la nostra vita evolutiva è a stadi

I frutti matti sono le nostre opere fatte però non con retta intenzione…

Passano le stagioni, gli anni, manl’ippocastano ancora non capisce bene lo scopo di tutto quell’accorrere di gente e quale cura affrontano per uscirne così rasserenati.

La vita di ogni uomo è simile all’albero: nasce da un piccolo seme, cresce, viene potato per estirpare i suoi vizi, affronta gli inverni freddi del dolore, poi nascono i fiori primaverili delle buone intenzioni, anche se l’albero è vecchio, ed alla fine reca i suoi frutti d’estate che in passato venivano utilizzati in vario modo. Poi termina il ciclo ed in autunno le foglie ingialliscono,  avvizziscono e poi cadono lasciando di nuovo l’albero spoglio.

Le ridona alla terra per nuovi cicli vitali.
L’albero ci insegna molte cose, soprattutto la maturazione dalla materia allo spirito perché mette in comunicazione il livello sotterraneo delle radici, la superficie terrestre del tronco da cui emerge ed il cielo grazie ai rami attirati dal sole.

Davvero strano l’uomo..
Si trova di fronte ad infiniti misteri e fa finta di niente

Anzi, spesso si rifiuta di pensare, perché ha paura
Insegna più un albero silenzioso che mille chiacchieroni che vivono alla superficie del loro essere parlando come i sonnamboli.

Pier Angelo Piai