4 Gennaio 2012

LA SOBRIETÀ DEI VANGELI

LE NOSTRE PAROLE

Ma a Dio servono davvero tante nostre parole? Se Lui conosce tutto e sa infinitamente meglio di noi ciò che passa nella nostra mente e nel nostro cuore, perché tutto questo groviglio di parole?
“Siamo occupati nel cambiare parole, nell’inventarne di nuove….Molto annoiati per le parole e le formule, anche le più luminose e saporite. Questo succede per colpa nostra, della nostra pigrizia mentale e spirituale: ci fermiamo ad ascoltare la parola nella sua musica o rumore esterno, al suo significato, e trascuriamo di cogliere, di succhiare il sapore dell’interiore della parola, del suo cuore. Se così facessimo ci renderemmo conto della novità intima che ci reca ogni giorno, ogni giorno un nuovo messaggio, un messaggio di novità”(p.Albino p.185)

P.Albino ha colto un aspetto della vita spirituale molto importante. La nostra ricerca di parole nuove dimostrano l’esigenza di continua novità dello spirito.
Ma spesso ci inganniamo perché, invece di andare in profondità, noi scegliamo la quantità.

“Siamo esigenti nella quantità dispersiva ma siamo restii nello spiritualizzare e nel ritrovare lo spirito nelle parole, nelle cose, nella storia, convinti che la varietà sensitiva rappresenti ricchezza di interiorità. È come quando facciamo attenzione alle nostre immediate esigenze personali, pretendendo che la felicità sia sempre a portata di mano. Falsiamo così il concetto di felicità e di speranza inseguendo caparbiamente i frammenti, corpuscoli di felicità, corpuscoli che offuscano la vista della vera, totale felicità” (p.Albino p.185)

LA SOBRIETÀ DEI VANGELI

La vita dello spirito è essenziale e si nutre di essenzialità anche nelle parole.

I Vangeli sono 4 e brevi. In essi c’è già tutto per la nostra felicità che potremo raggiungere quando sarà la nostra pienezza, se vogliamo.

La Sapienza divina ha stabilito che i tesori spirituali essenziali fossero nascosti in quelle poche righe che stilisticamente appaiono sobrie ed anche povere, proprio perché non ci attaccassimo allo stile roboante della retorica o all’armonia accattivante dello stile poetico classico. Le parole devono passare dai sensi allo spirito per poter produrre il loro effetto.

Se si fermassero ai sensi tutto si esaurirebbe in un momento estetico piacevole che però cadrebbe nell’oblio.
Gesù ha superato le tentazioni del deserto citando alcune parole della Sacra Scrittura essenziali:

– “Non di solo pane vivrà l’uomo”(Dt 8.3),
– “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai” (Dt. 6,13)
– “Non tenterai il Signore Dio tuo” (Dt. 6,16)