18 Ottobre 2011

Il piacere e la gioia

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A chiunque mi ascolta non chiedo di darmi ragione perché non ricerco il consenso di nessuno. Cerchiamo insieme la verità, invece. Indaghiamo serenamente su ciò che arreca gioia e piacere.

Quando proviamo piacere (che è definito “sensazione gradevole”) per qualsiasi cosa, soffermiamoci a riflettere su quel piacere: il pensiero si è fissato su di esso e nel tempo vorrebbe riprovarlo più volte. Ma il piacere è uno stato di pseudo-soddisfazione momentanea: il bisogno di riviverlo insorgerà spesso e così entriamo in conflitto con noi stessi perché ci accorgiamo che causa in noi scissione, dolore, paura.

Il momento del piacere, da questo punto di vista é in sé una forma di distrazione dalla propria interiorità, ma contemporaneamente un tentativo della mente di possedere l’oggetto del piacere per protrarlo nello spazio e nel tempo.

La gioia è qualitativamente superiore: guardiamo una montagna, osserviamo un volto, percepiamo i nostri passi, ascoltiamo la natura, ecc. In quei momenti noi proviamo gioia se essa non é inquinata dal piacere. La gioia basta a se stessa, non ricerca avidamente il possesso di ciò di cui sta godendo perché ne é staccata.

Non si preoccupa di rivivere avidamente ciò che sta provando, é consapevole che tutto passa e nulla sarà esattamente come prima.

Lo stato gioioso non si fissa su nulla, ma comprende ogni situazione allargando il suo campo d’azione, in modo spontaneo, interiore.
Esso non si sforza di prolungare se stesso, altrimenti si trasformerebbe in piacere e l’incanto termina presto.

Sosteneva un filosofo orientale: “Sapete che cos’é la partecipazione gioiosa? Guardare quelle montagne, la bellezza delle valli, la luce sulle colline, e gli alberi, e i fiumi che scorrono e gioire di tutto questo. E quand’é che ne gioite? Quando la mente, quando il pensiero, non lo utilizza come fonte di piacere”(Krishnamurti).

Quando gustiamo del buon vino senza esagerare, proviamo del piacere, uno stato di leggera euforia.
La gioia c’é davvero anche in quel momento se non ci attacchiamo ad esso. Essa rimane anche quando non c’é il vino o il desiderio di gustarne ancora.

Così per una passeggiata, una corsa, un dialogo, un incontro, un pranzo, la visione di un film, un ballo: sono piaceri che vanno vissuti nel distacco, consapevoli che tutto passa in questa vita terrena, fuorché la gioia interiore.

Chi é gioioso lo é interiormente e dona ad ogni evento od oggetto una luce particolare per cui non si lascia facilmente turbare dal desiderio di piaceri prolungati.

Pier Angelo Piai