17 Gennaio 2003

I cattolici e la politica: le regole del Vaticano

dal Messaggero Veneto del 17/01/03

CITTA’ DEL VATICANO. La Chiesa accetta il pluralismo dei cattolici impegnati in politica ma condanna la visione del pluralismo come «relativismo morale» che è «nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, cioè di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono negoziabili».

Questo anche se «per la dottrina morale cattolica la laicità intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto». Lo afferma la Congregazione della dottrina della fede nel documento “L’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”.

Questo riferimento all’autonomia, ricorda il dicastero vaticano, non riguarda però gli aspetti morali. Infatti, i principi morali «non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno». Ampio apprezzamento del centro-destra per il Vademecum vaticano, mentre nel centro-sinistra spiccano, fra alcune critiche, i giudizi positivi della Margherita. Duro, invece, il commento dell’Arci gay.

Dunque «quando l’azione politica viene a confrontarsi con esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili l’impegno dei credenti si fa più evidente e carico di responsabilità». «È questo il caso – afferma il documento – delle leggi civili in materia di aborto e di autanasia (da non confondersi con la rinuncia all’accanimento terapeutico, la quale è anche moralmente, legittima), che devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento fino al suo termine naturale».

«Allo stesso modo – continua il testo – occorre ribadire il dovere di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano ed analogamente devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia, fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte delle moderne leggi sul divorzio.

Ad essa – ricorda la nota – non possono essere giuridicamente equiparate in alcun modo altre forme di convivenza, nè queste possono ricevere in quanto tali un riconoscimento legale». Il documento ribadisce, però, quanto aveva insegnato Giovanni Paolo II nella lettera enciclica “Evangelium vitae” a proposito del caso in cui non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore o messa al voto, e cioè che «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge».

Ugualmente irrinunciabili, secondo la Congregazione vaticana per la dottrina della fede, sono la difesa della libertà di educazione e la tutela sociale dei minori e dei più deboli, con l’impegno conseguente contro la droga e lo sfruttamento della prostituzione. Un capoverso a parte riguarda «il grande tema della pace».

«Una visione irenica e ideologica – spiega la Congregazione per la dottrina della fede – tende a volte a secolarizzare il valore della pace mentre, in altri casi, si cede a un sommario giudizio etico dimenticando la complessità delle ragioni in questione».

Nella concessione cattolica, invece, «la pace è sempre frutto della giustizia ed effetto della carità, esige il rifiuto radicale e assoluta della violenza e del terrorismo e richiede un impegno costante e vigile da parte di chi la responsabilità politica».