29 Aprile 2011

Habemus papam, un parere

Premetto che Nanni Moretti non mi ha mai interessato davvero né come attore né come regista. Ma questo film è proprio particolare.

In effetti non scrivo per consigliarne la visione. Scrivo semplicemente perché alcune situazioni del film hanno fatto riemergere un aspetto della mia sensibilità.

Questo film non rinsalda la fede del cattolico, pone piuttosto dubbi umanamente comprensibili…
Nanni Moretti si dichiara non credente, ma qui intravedo un humus particolare, una forma di “pietas” fuori del comune, una religiosità “laica” (passi l’ossimoro) che è un misto di compassione, ironia, umanità, fragilità, assurdo e tante altri sentimenti.

Molti passaggi mi hanno sinceramente commosso, altri irritato.
Michel Piccoli mi è sembrato veramente adatto per quella parte.

Un’osservazione riguardo ad una situazione surreale: una persona che viene scelta per quel tipo di incarico non potrebbe essere così culturalmente limitata e psico-labile. Intenzionale?
Moretti si è divertito ad accostare la figura di uno psicanalista saccente e presuntuoso, ma fallimentare, a quello di un uomo a cui si chiede il peso di portare sulle sue spalle una così enorme responsabilità.
Un uomo che secondo la psicanalisi ufficiale soffre di “deficit di accudimento” e che l’emozione della nomina disorienta completamente.

Ho l’impressione, comunque, che il film sia intenzionalmente una metafora dell’assurdo relativo alla fragilità ed alla mediocrità di gran parte dell’umanità.

Immagino che il regista si sarà probabilmente sempre chiesto il perché un uomo accetta di diventare papa e di assumersi la responsabilità di orientare spiritualmente più di un miliardo di cattolici.
Confesso che non si può non provare tenerezza di fronte ad un uomo così diverso da tutte le aspettative, in cui emergono tante forme di fragilità.

La regia è stata ben congegnata per incuriosire lo spettatore: un’atmosfera inizialmente ieratica ma che viene gradualmente dissacrata da uomini prevalentemente mediocri, sia alti prelati che giornalisti.
Tutto il film è un po’ il trionfo dei mediocri che si susseguono con un’escalation di eventi a volte prevedibili, altre sorprendenti.

Appare  qualche sprazzo felliniano, ma senza poesia (anche se le musiche sono ben fatte), altri tratti rievocano Benigni, ma staccati dall’ empatia che suscita, altri segmenti  alla Woody Allen ma senza il suo peculiare istrionismo.

È un po’ di tutto e di tutto un po’, ma alla fine è evidente che prevale l’impronta che caratterizza Nanni Moretti.

Sono uscito dalla sala cinematografica con molti interrogativi. Però, è riuscito a crearmeli, cosa non facile per film del genere.

Una cosa ho constatato: sento di voler più bene al papa attuale.