7 Febbraio 2003

La pace e il papa

dal Messaggero Veneto del 06/02/03
di Lucio Caracciolo

IL RUOLO DEL PAPA

L’ULTIMA SPERANZA
di LUCIO CARACCIOLO


l 14 febbraio sarà molto probabilmente il giorno chiave dell’atto finale della crisi irachena. Il capo degli ispettori dell’Onu a Baghdad, Hans Blix, e il suo collega delegato dall’agenzia atomica internazionale, Mohammed El Baradei, presenteranno un rapporto decisivo sul loro lavoro davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu. A seconda della forma e della sostanza delle loro valutazioni gli orientamenti geopolitici dei grandi protagonisti della partita potrebbero cambiare. L’ipotesi a oggi più accreditata è che Blix accentuerà i toni critici nei confronti del regime di Saddam.

La requisitoria di Colin Powell davanti al medesimo consesso è servita anche a indicargli la via. Di fronte a un rapporto particolarmente negativo del capo degli ispettori Onu, la posizione dei refrattari (Francia e Russia, con la Cina più riservata) sarebbe difficilmente tenibile. Si spalancherebbe a quel punto la possibilità di un’operazione destinata a garantire all’America l’ombrello legittimante del Consiglio di sicurezza e alla Francia la possibilità di andare alla guerra salvando più o meno la faccia. I cinque grandi (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) potrebbero concordare una nuova risoluzione. Sulla base delle valutazioni negative di Blix, a Saddam verrebbero dati gli otto giorni per consegnare le armi proibite. In caso contrario scatterebbe l’invasione dell’Iraq. Grazie alla copertura Onu, oltre al grosso delle truppe d’attacco, garantito dagli Usa e dai loro junior partner britannici, anche i francesi e altre potenze minori sarebbero abilitate ad aggregarsi.
Ciò per partecipare poi all’eventuale spartizione della torta (leggi: petrolio e business della ricostruzione).

L’Italia stessa potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di spedire nel teatro delle operazioni qualche uomo in divisa e qualche mezzo navale, tanto per non farsi tagliar fuori del tutto. Si tratta ovviamente di speculazioni che possono essere smentite da un’ora all’altra.
La situazione è estremamente instabile. Lo stesso Saddam, di fronte a un ultimatum, potrebbe in extremis rimettere le sue armi chimiche e biologiche nelle mani degli ispettori. A quel punto non sarebbe facile per gli americani trovare un pretesto giuridico per scatenarsi alla conquista di Baghdad.
Se lo facessero darebbero dimostrazione di considerare carta straccia le risoluzioni Onu da loro stessi proposte. Se non lo facessero, Saddam resterebbe ancora qualche tempo al suo posto. Ma potrà mai Bush presentarsi l’anno prossimo davanti al suo elettorato con Saddam ancora insediato nei suoi palazzi mesopotamici?

Chi ancora spera in una soluzione pacifica è il Papa. Quello stesso fatidico 14 febbraio Giovanni Paolo II riceverà Tareq Aziz, l’Inviato cristiano di Saddam. È probabile che cercherà di convincerlo della necessità di concessioni in extremis da parte irachena tali da impedire una nuova tempesta nel deserto. È difficile che l’iniziativa pontificia possa produrre risultati concreti, ma se davvero la guerra comincerà, tutti dovranno tener conto della dichiarata, totale opposizione della Chiesa cattolica.
In tal modo, la Santa Sede diventerebbe – assai più di quanto non lo siano state finora Francia e Germania – il riferimento principe di tutti i pacifisti europei e occidentali.
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L’ITALIA E LA GUERRA

DIBATTITO FUORI TEMPO
di MINO FUCCILLO


Governo, Parlamento e politica italiani hanno discusso di Iraq perdendosi la notizia di giornata ed eludendo le risposte più impegnative. Ne è venuto fuori un dibattito fuori tempo e uno squadernarsi di posizioni altisonanti quanto sfocate. Né alla Camera né al Senato, non nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio e neanche in quelle dell’opposizione c’è la consapevolezza che ieri è accaduto qualcosa di nuovo, hanno parlato e si sono divisi sulla requisitoria di Colin Powell, segretario di Stato Usa, non si sono accorti delle parole di Blix, capo degli ispettori dell’Onu. Blix, per la prima volta, ha detto che Saddam e il suo regime sono, a oggi e allo stato dei fatti, inadempienti rispetto alle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Letteralmente la frase è stata questa: «L’Iraq collabori oppure il rapporto che faremo non sarà come avremmo voluto».
Significa che il 14 febbraio, se non cambia qualcosa, gli ispettori mostreranno pollice verso nei confronti di Baghdad, dichiareranno non verificabile o non verificato il disarmo, cesseranno di fatto di fare da ragionato ostacolo all’intervento militare. Un dibattito aggiornato e utile doveva partire da qui, così non è stato.

E non è stato esauriente Berlusconi perché non ha detto cosa farà l’Italia nel caso l’attacco non dovesse avere l’assenso dell’Onu. È la risposta a questa domanda che definisce la natura e l’essenza della politica estera dei paesi in questo momento, il resto è abbastanza facile da dire.
Simmetricamente l’opposizione non ha detto come si comporterà nel caso sia l’Onu a decidere l’attacco, ed è questa e non altra la risposta che dà la misura e la natura della collocazione internazionale scelta e del pacifismo adottato.
Ipnotizzati da una sempre possibile esagerazione verbal-guerresca di Berlusconi, che stavolta però di parole ha fatto relativa economia. Affascinati o indignati dallo show in aula, con tanto di deputato avvolto in bandiera pacifista. Imbarazzati dalla conta di parlamentari che mostrano solidarietà con gli alpini in Afghanistan. Insomma, con occhi, orecchie e intelletto rivolti a scrutare, auscultare e vagliare una sorta di ombelico nazionale, “tagliando” la questione irachena a misura delle esigenze e delle movenze della politica interna.

Sappiamo dunque che per Berlusconi Saddam è «in violazione» del dettato Onu, che l’Italia «auspica» l’Onu si faccia rispettare anche, se necessario, con un imprecisato «uso limitato della forza». E se l’Onu prolunga le ispezioni, Bush e altri ritengono questo suicida dilazione, l’Italia con chi sta? Non lo sappiamo.
Sappiamo che l’opposizione ritiene la guerra immotivata e pericolosa, che Powell non le ha fatto cambiare idea, anzi.
Ma non sappiamo cosa pensa di Blix, cosa farà se il 14 febbraio gli ispettori condanneranno Saddam. Peccato, stavolta servivano più coraggio e sincerità.