18 Gennaio 2011

IL SOGNO, ALTRA DIMENSIONE?

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Prendiamo in considerazione quello che noi elaboriamo sulla “realtà” che viviamo quotidianamente. La mente organizza una enorme molteplicità di informazioni ed interagisce continuamente su di esse.

Il corpo stesso, ad esempio, è un canale privilegiato, per cui è come se fosse il prolungamento del nostro cervello. Guardiamo, tocchiamo, annusiamo, gustiamo, ascoltiamo: sono tutte operazioni che la mente pone in essere rielaborando gli stimoli corporei attivati dal contesto ambientale in cui ci troviamo.

Il “vedere”, lo sappiamo tutti, consiste in una serie di stimoli percettivi in cui la luce ha un ruolo di primo piano. Noi captiamo gli stimoli dalla retina e li riorganizziamo nella mente. Ciò che vediamo non è allora la realtà nuda e cruda, ma un’interpretazione dell’ambiente. Forme, colori, movimenti sono semplici input, ma non possono essere esaustivi sulla realtà integrale. Tutto è filtrato dalla nostra mente.
Similmente per i suoni, gli odori, i sapori, le sensazioni tattili…

Il mondo che noi interpretiamo è una dimensione soggettiva, anche se notiamo che esiste una certa oggettività che ci consente di comunicare con gli altri molte percezioni e sensazioni, le quali appaiono “condivise”, ma non si potrà mai dimostrarne l’oggettività assoluta.

Durante il sonno noi entriamo in una dimensione ancora più soggettiva: la mente, anche se prende in prestito i contenuti della realtà cosciente, li rielabora  tenendo poco conto delle interazioni col corpo che in quel momento ha un livello minimo di attività.

Nel sogno, però, subiamo, agiamo, interagiamo, gioiamo, soffriamo, proviamo dispiacere, paura, piacere e dolore, anche se in modo diverso e del tutto soggettivo. In esso la nostra creatività si esprime più liberamente, proprio perché la mente è libera dai condizionamenti spazio-temporali dello stato di veglia.

Si può intuire che nel sonno viviamo un’altra dimensione in cui la mente può riorganizzare il vissuto esistenziale in modo del tutto particolare: tempo e spazio diventano soggettivi, le argomentazioni seguono un’altra logica, i contenuti si sovrappongono, diluiscono, sfuggono, si dilatano. Chi sta sognando raramente se ne rende conto perché è convinto di vivere quella realtà.

Comunque è sempre una “realtà, se ci pensiamo bene. Come lo stato di veglia è in fondo un sistema di rielaborazioni degli stimoli ambientali, il sogno è anch’esso una rielaborazione mentale i cui contenuti sono solo più affrancati dai condizionamenti biologici, ma hanno un centro di appercezione più dilatato, molto più libero e plastico.

E’ come se l’anima anticipasse in qualche modo il suo futuro stato di libertà, superiore a quello attuale di veglia: è per questo che esistono anche i sogni premonitori e spesso gli stessi defunti in essi trovano un canale di comunicazione più efficace.

Abbiamo, se vogliamo, molti motivi per credere ragionevolmente all’esistenza della Trascendenza e dell’anima immortale…

Pier Angelo Piai