23 Ottobre 2010

L’INFINITO di Giacomo Leopardi

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare»  (Giacomo Leopardi)

Tra questa immensità s’annega il pensier mio…
Vorrei fosse dolce questo naufragio, ma “il cor si spaura” se non avesse come riferimento il Logos, l’Assoluto, l’Alfa e l’Omega.
Senza questo riferimento io vedrei solo dinamismi sterili, inutili. Forme, colori, luce, movimenti, vento, rumori, odori, corpi, ragionamenti, spostamenti…tutto straordinariamente complesso, ma senza senso perché appaiono sulla scena dei miei occhi per non più ritornare. E dopo? Il nulla? Come se niente fosse esistito? Che senso ha? Che senso ha il non-senso?
“Solo tu hai parole di vita eterna”
Tu sei il senso di Tutto, perché solo in te L’eterno dona luce alle cose ed agli eventi.