21 Luglio 2010

GIACOMO CECONI

Giacomo Ceconi nasce nel 1833 a Pielungo, in Val d’Arzino, nel comune di
Vito d’Asio in provincia di Pordenone,  da un’umile famiglia.
A 18
anni, semianalfabeta, parte per Trieste per imparare un mestiere
nell’ambito edilizio. Subito si dimostra molto abile nell’apprendere le
basi del disegno tecnico e da manovale diventa muratore ottenendo degli
incarichi di fiducia.  Riesce a mettersi in proprio e, coaudiuvato anche
dai suoi compaesani, riuscì a costruire opere importanti come ferrovie, strade, ponti.

In seguito la sua attività di imprenditore lo resero noto in tutta Europa.
Eseguì lavori importanti in Slovenia, in Austria ed in Ungheria.
Di notevole importanza internazionale è stato
il
traforo ferroviario dell’Arlberg che fa parte della ferrovia Bludenz –
Innsbruck, che unisce la Svizzera occidentale ed il Voralberg al Tirolo.

E’ lunga più di 10 km ed è la terza al mondo
La sua impresa,
ben organizzata dal Ceconi,  inventa nuovi carrelli  e geniali sistemi
di trasporto (71b) ed adotta un proprio sistema di perforazione
Progettata da Jiulius Lott, fu inaugurata nel 1883 alla presenza dello stesso imperatore Francesco Giuseppe.

Giacomo
Ceconi volle essere utile anche ai suoi compaesani e costruì la strada
Regina Margherita  per togliere dall’isolamento il suo paese natale e
altre borgate della valle. la quale richiese un impegno notevole per
l’asperità del luogo.  per la quale gli viene offerta una pergamena
unitamente ad una medaglia d’oro dallo stesso Comune di Vito d’Asio

Costruì le scuole elementari di Pielungo
e la stessa chiesa parrocchiale 
Progettò e costruì il nuovo palazzo comunale ad Anduins, La malga di Pala, il tiro a segno.
Giacomo
Ceconi condivise la sua attività filantropica con Zancani Giovanni, suo
uomo di fiducia, il sindaco Gio Batta Marcuzzi, il cav. Domenico
Bellini che donò il terreno per la latteria, Osvaldo Vecit sindaco, il
maestro Riccardo Maccorini educatore molto stimato e Marin Girolamo,
imprenditore amico

La sua attività si estesee anche al porto di Trieste e in varie località portuali della Sardegna  fino al 1900.

Giacomo
Ceconi si cimentò in seguito anche con il traforo del Wocheiner  oggi
in Slovenia presso Boinj che allora si chiamava Feistritz. L’opera fu
notevole e Ceconi riusciva con maestria a dirigere i lavori e a farsi
amare e rispettare dai suoi collaboratori.

Per la sua ingegnosità
e laboriosità Giacoo Ceconi fu insignito del titolo di nobile di
Montececon dall’imperatore Francesco Guseppe e dalla principessa Sissi,
mentre Re Umberto Primo e la regina Mergherita trasformarono il titolo
austriaco di nobile di Montececon in conte, trasferibile ai figli.

Alla
fine dell’800 il nobile Giacomo Ceconi  trasformò la sua umile casa
natia in una splendida villa, che poi trasformò in un sontuoso castello
Qui
faceva curare un ingegnoso frutteto, allevava numerose mucche che
rifornivano uno stabilimento lattiero. Il conte aveva al suo servizio
per la gestione del castello e della sua immensa proprietà oltre 120
persone.

Lo scultore Alfonso Canciani da Brazzano realizzò per il
conte 4 statue poste sulla facciata principale sopra il cornicione che
raffigurano Ariosto, Petrarca, Dante e Tasso

Nelle due lunette
sopra le finestre emergono gli affreschi di Giorgio Stephenson,
inventore della macchina a vapore che indirettamente fu tra le cause dei
successi imprenditoriali del Ceconi, ed Alessandro Volta, inventore
della pila elettrica, esempio illustre di un italiano che ce l’aveva
fatta.

La sua educazione cattolica si deduce nell’affresco della
natività, mentre il suo pattriotismo friulano dall’affresco in cui è
raffigurata la giovane pittrice Irene di Spilimbergo, allieva del
Tiziano.
Leonardo Da Vici affascinava il conte per la sua genialità,
mentre Manzoni è il letterato italiano universalmente riconosciuto ed
apprezzato.
Le vicende famigliari del conte furono piuttosto travagliate: quattro mogli e undici figli.

La prima consorte, Katalyn Racs, ungherese, muore di tifo a 24 anni dopo aver messo al mondo due bambini.

La seconda, Johanna Wuch, boema, gliene dà cinque e a 36 anni si suicidò.

Terza
moglie l’inglese Gertrud Maria Dittmar, di religione anglicana, entrata
in casa come istitutrice dei figli, dalla quale nasce una bambina. Nove
anni dopo il matrimonio fu dichiarato invalido e annullato.

Nel
1901, quarta e ultima consorte per il conte Ceconi, ormai 67enne:
Joseja Novak, 28 anni, tedesca, poi conosciuta col nome italiano di
Giuseppina, che mette al mondo tre figli.

Giacomo Ceconi muore a Udine nel 1910
e molta gente accorse al suo funerale.
A Pielungo la sua salma è contenuta in un sarcofago  insieme a quello della contessa Giuseppina morta molto tempo dopo nel 1959.

Di
lui afferma Chiandotto: Un tenace lavoratore, Giacomo Ceconi, sempre in
prima fila nei cantieri, un imprenditore dalle geniali intuizioni,
dotato di carisma con i dipendenti, non disgiunto da qualche forma di
paternalismo.

Giacomo  Ceconi fu un grande italiano e un grande friulano, oltre che un fedele suddito austriaco.
Un
uomo che ha attraversato la storia della sua terra con risolutezza ed
ingegno, arrivando a toccare le vite di molti e diventando un’autentica
leggenda