15 Luglio 2002

L’ostilità verso la Chiesa

dal Messaggero Veneto del 14/07/2002

Intendo esprimere il mio profondo dissenso riguardo al comportamento di una parte del mondo dei mass media, della cultura e della politica, in relazione a tutta una serie di accuse e critiche (quasi una moda dei nostri giorni) rivolte verso il Papa, alcuni cardinali e vescovi, e verso la Chiesa cattolica in genere, così da suscitare probabilmente un senso di incertezza tra i laici cattolici più “fragili” e accrescere l’avversione dei non credenti verso la Chiesa stessa.

L’ostilità e l’estraneità verso le autorità della Chiesa sono tanto ingiuste quanto immotivate, venendo da persone che non conoscono la Chiesa perché non la frequentano, ma seguono i veleni di chi è mosso da ideologie e non da ragioni valide; tanto è vero che chi vive veramente la Chiesa si accorge di come sia tutt’altra realtà rispetto a quella così mal dipinta! Nessuna meraviglia, perché, dovunque c’è un potere che vuole imporsi, la Chiesa è sempre il primo bersaglio, in quanto proclama Gesù Cristo Signore di tutto e di tutti, e questo non piace a chi adora gli idoli mondani.

Così il tanto di buono compiuto dei cattolici, in particolare a favore dell’umanità sofferente (ampiamente documentato), viene ignorato (ci sono religiosi e cattolici laici che anche ora stanno sacrificando la loro vita per la causa degli “ultimi” della terra). Nel contempo si cerca invece di trovare delle pecche nella Chiesa. Sintomatico è il fatto che, mentre presunti scandali che riguardano qualche uomo di Chiesa vengono sempre messi in risalto, fatti che testimoniano le opere di fede e fratellanza di tanti uomini di Chiesa vengono quasi sempre relegati in secondo piano! Li conoscono solo coloro che frequentano la Chiesa stessa!

Sappiamo infatti di cristiani che danno la vita per condividere i bisognosi e aiutarli materialmente e spiritualmente, di altri cristiani che anche qui da noi fanno cose grandi, per esempio perdonando chi fa loro del male o sapendo ringraziare Dio nonostante la perdita di figli in tenera età. La tanto decantata libertà, per il cristianesimo non è completa neppure nelle nostre democrazie, perché lo si tollera solo se si riduce a dei riti all’interno delle chiese o alle attività caritative. Si vuole estraneare la fede cristiana, e quindi Dio stesso, dalla vita di ogni giorno (ma Dio non è tale se non c’entra con tutto). L’essenza stessa del cristianesimo è la presenza di Cristo nelle realtà concrete di ogni giorno. Il rapporto con Dio slegato dal vivere quotidiano è segno della presunzione dell’uomo di fare a meno di Lui.

Quando perciò il Papa, al servizio di Cristo, ammonisce contro ciò che fa soffrire la persona ed esorta a ciò che la rende felice, in tema di affettività, sessualità, rispetto della vita fino dal concepimento, è accusato di fare crociate, tipica frase fatta, di quelle adoperate da chi di fronte alle ragioni della Chiesa (perché fare certe scelte invece che altre non è una questione soggettiva, ma implica realtà oggettive differenti, che uno prova nella propria carne) può opporre solo slogans preconcetti. Poi si attacca chi considera Cristo unico salvatore dell’uomo e in Lui trova la Verità e la certezza per la propria vita, perché… per carità… l’uomo moderno non può desiderare e raggiungere la Verità…; deve sempre brancolare nel buio del dubbio… così l’uomo è grande!… Sono critiche senza ragione, perché Cristo risorto è davvero l’unica speranza per l’uomo, di vita felice e senza fine, e i veri cristiani, con la loro esistenza, l’hanno dimostrato. I laicisti, pur di contraddire i cattolici, prendono le parti di qualsiasi religione o setta che sia in contrasto con la Chiesa cattolica (e pensare che sono nati e cresciuti in una civiltà dalle radici cristiane!…).

I valori della condivisione, della partecipazione alle sofferenze altrui, tessuto dell’umanità vera, che sono presenti anche in parte dei non credenti, sono originati dal cristianesimo, fino dalle prime comunità, e si sono sviluppati nei secoli (per esempio i primi ospedali e ricoveri per orfani e anziani sono stati fondati da cristiani), tanto che dovunque c’è stato l’uomo che soffre (anche gli immigrati attuali), accanto non sono mai mancati i cristiani in soccorso. Questi sono fatti innegabili! Una cosa è certa: se continueremo a rinnegare il cristianesimo, presto certi valori cominceranno a evaporare, perché è Cristo stesso, tramite la Sua parola e i Sacramenti, che rende possibile un vivere veramente umano. Perché, ci si può chiedere, accusare la Chiesa sembra stare tanto a cuore a molta gente? Semplice, perché Cristo punge sul vivo la contraddizione di tanti uomini (l’essere nati per l’eterno, per Dio, e il cercare e vivere, invece, le cose che finiscono nel nulla, che non valgano) che, smascherati, tentano di giustificare il proprio vivere trovando delle pecche nei cristiani: metodo vecchio e infantile!

Il cristianesimo, infatti, mostra il Dio vero, cioè presente anche nella vita sulla terra, ora, e che quindi la determina e ha stabilito qual è il vero bene per l’uomo, ciò che dà un grande fastidio a chi vuol essere Dio di se stesso!
Se uno ha veramente desiderio di felicità, di verità, di vita, non va a caccia degli errori nella Chiesa, non gli interessano, ma, in posizione di apertura alla realtà, senza preconcetti, cerca e si accorge delle ricchezze presenti nella Chiesa stessa.

Gaetano Mulè
Udine
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Dal Messaggero Veneto del 20/07/2002

Riportiamo una risposta che due giovani hanno dato alla lettera.
Riportiamo anche quella di una signora cristiana

Non la commentiamo: lasciamo a voi il giusto discernimento.


Libertà della Chiesa

È probabile che molti vedranno questa nostra lettera come un esempio della stereotipata “ribellione adolescenziale” e la nostra età, 37 anni in due, parrebbe dargli ragione, ma, nonostante ciò, ci riteniamo in possesso di un sufficiente spirito critico per rispondere alla pari al signor Gaetano Mulè. La missiva del sopra citato sembra essere un’indefessa difesa dell’operato ecclesiastico e una condanna altrettanto certa dei suoi detrattori. Innanzi tutto troviamo fuori luogo la scelta dell’autore di miscelare istituzione, dottrina e opere per formare uno scudo alle critiche rivolte ai rappresentanti della Chiesa, nella loro figura non di pastori d’anime, ma di funzionari di un organismo temporale.

Passando all’analisi vera e propria della lettera, vorremmo far presente che nonostante la nostra diretta partecipazione nell’ambito cristiano abbiamo, infine, maturato critiche e giudizi che sicuramente lei annovererebbe tra quelli di «persone che non conoscono la Chiesa perché non la frequentano, ma seguono i veleni da chi è mosso da ideologie e non da ragioni valide»; inoltre non la vediamo come proclamatrice di «Gesù Cristo Signore di tutto e di tutti», ma di se stessa Signora di tutto e di tutti, depositaria di un potere temporale vecchio di secoli, usato dagli ultimi imperatori romani per legittimare il loro potere (da Costantino in poi) e, viceversa, in secoli più recenti per delegittimare monarchie e forme di governo scomode allo Stato-Chiesa.

Proseguendo, se un’opera di bene è veramente tale non necessità né desidera pubblicità; al contrario azioni indegne o scandalose, operate dai depositari di quei valori cristiani a lei tanto cari, moltiplicano il loro aspetto negativo e vanno comunicate tramite i media al fine di tutelare possibili future vittime attraverso lo sviluppo del loro spirito critico. Inoltre lei parla di libertà del cristianesimo in uno Stato come il nostro che è laico solo a parole; siete liberi di avere i crocifissi nelle scuole, di premere affinché i vostri valori siano il nerbo di Costituzione Continentale, e ancora siete liberi di vedervi per lunghi decenni alla guida del suddetto Stato laico (Dc le dice nulla?). Quali libertà vorreste ancora? Di accendere roghi di medievale memoria? E che dire di quelle battaglie, anche del Papa, che lei si rifiuta di riconoscere come Crociate?

Un organismo amministrativo vecchio di 2000 anni e formalizzato non certo dal suo Maestro ispiratore, ma dai suoi mediocri vicari successivi non dovrebbe fare i conti con la modernità? Riconoscere il piacere sessuale come tale, l’utilità di una convivenza prematrimoniale o anche la necessità degli anticoncezionali in un mondo piccolo piccolo con sei miliardi di scimmioni calvi? Per caso l’anacronismo storico è il dodicesimo comandamento? E poi se la solidarietà, anche laica, lei la fa risalire al cristianesimo, come spiega l’evoluzione di milioni di anni dell’umanità anche senza quel culto mediorientale? Lo svilupparsi di civiltà armoniche come quella ellenistica classica o l’importanza della donazione al povero e l’accoglienza nella dottrina musulmana?

A questo punto la salutiamo, scusandoci se il nostro tono, a volte, è stato troppo brusco, ma speriamo che lei comprenda come possa sembrare irritante un comportamento vittimista proveniente da un cattolico quando, chi non lo è, sente ogni giorno il peso della maggioranza di “buoni cristiani” che determinano ciò che è la normalità e ciò che è giusto in questo nostro bel Paese.
Chiara e Gabriele

dal Messaggero Veneto del 28/07/2002

No al celibato obbligatorio

Ho quasi il doppio dell’età di Chiara e Gabriele assieme, ma sono ugualmente concorde con le loro analisi, serie e costruttive, riguardanti la Chiesa cattolica, apparse sul Messaggero di sabato 19 scorso.

Anch’io sono una cristiana profondamente convinta, anzi “innamorata” di Gesù Cristo e della sua dottrina, ma fortemente critica della Chiesa gerarchica, che nei secoli si è spesso allontanata dal messaggio evangelico. Che ci siano stati religiosi e papi degni (non molti, purtroppo, i secondi!) nessuno lo mette in dubbio. Che ci siano stati e che ci siano tuttora membri della gerarchia ecclesiastica a dir poco indegni, è altrettanto lapalissiano. Di esempi ce ne sarebbero a iosa, ma mi soffermo su un fatto di attualità e lampante: il calo vertiginoso del clero (vedi le periodiche lamentele dell’arcivescovo di Udine e non solo).

Si è ignorata, anzi calpestata, la Parola di Dio (I Tim. 3,3-7 e Tt. 1,5-9), gli unici, dico unici, brani del Nuovo Testamento dove si parla esplicitamente dello stato di vita dei ministri della Chiesa. Lì si evidenziano circa quindici qualità che devono caratterizzare che presiede la comunità ecclesiastica, fra le quali quelle di “marito fedele e padre esemplare”. Invece, quasi da mille anni, si proibisce al clero ciò che è normale, anzi importante per l’apostolo Paolo.

Su questo giornale ho letto spesso lettere su tale argomento. Mai una risposta dell’autorità ecclesiastica. Si faccia un dibattito politico, si dica chiaramente perché ci si ostina su questa assurda legge medievale del celibato obbligatorio, che non ha niente a che fare con il grande carisma del celibato, che è un dono che Dio fa a chi vuole, come del resto il carisma del matrimonio. L’abolizione di quella legge non risolverebbe certo tutti i problemi della Chiesa, ma qualche prete in più ci sarebbe, e senz’altro serio e maturo.

Fabiola Linzi – Udine

dal Messaggero Veneto del 27/07/2002

Il destino dell’uomo


Mi si consenta una replica alla lettera firmata “Chiara e Gabriele”, che fa riferimento a una mia precedente. Se faccio una difesa decisa della Chiesa cattolica è perché ciò che mi è stato insegnato viene da persone che in tutte le epoche e i continenti hanno donato letteralmente la propria vita per l’annuncio di Cristo risorto e presente per salvare l’uomo, e quindi sono assolutamente degni di essere creduti, visto che la loro testimonianza, Cristo appunto, corrisponde alle esigenze più profonde dell’essere umano e quindi anche mie. Così è per tanta gente anche giovane, della quale so che la vita è cambiata con gioia grazie alla scoperto di Cristo accanto a sé.
Chiara e Gabriele, con meno di venti anni di età, dicono di aver fatto esperienza di Chiesa.

Mi si permetta di dire che l’esperienza vera di Chiesa matura nel tempo (non si è mai arrivati), presuppone un desiderio profondo nella persona e non può prescindere dal fare esperienza del fidarsi di chi ha già percorso quella strada, per sperimentare i benefici di ciò che si impara. Non si può, dopo qualche anno (magari per fare un esempio perché ci viene giustamente detto che a un rapporto sessuale non ci si può accostare come bere un bicchiere d’acqua), dopo un impatto negativo, “mollare” tutto, perché vuol dire essere già partiti con il piede sbagliato. Con il tempo, chi è onesto con se stesso, si rende conto che nella nostra realtà, al di fuori della speranza in Cristo presente ora, c’è il nulla… ma un nulla ben mascherato… che si fa fatica a riconoscere in tempo!

A diciotto anni circa è normale essere ancora in ricerca, ma è grave partire con un pregiudizio che non fa vedere le cose belle, che nella Chiesa superano di gran lunga quelle negative, perché se essa è fatta di uomini, ha però a capo Gesù Cristo che è Dio, e questo cambia tutto. A Chiara e Gabriele consiglierei, dopo essersi sciroppati libri di storia che sembrano scritti per una condanna della Chiesa, di leggere anche le varie biografie dei Santi, uomini e donne comuni che, in nome di Cristo, hanno fatto opere da lasciare sbalorditi (e sono stati fedeli alla gerarchia ecclesiastica)!

Quanto alla risposta alla sofferenza dell’uomo, mi fa ridere, ma anche indignare che si arrivi a mettere in discussione che l’amore al bisognoso venga dal cristianesimo, perché cristiani di ogni luogo ed epoca lo hanno dimostrato. L’evoluzione dell’uomo per milioni di anni non ha impedito che, duemila anni fa, nella civile Roma (e non solo là) ci si divertisse ancora con il sangue dei gladiatori e degli animali nei circhi; con l’avvento cristiano, guarda caso, questi obbrobri sono finiti! Quando poi si cita l’accoglienza nella dottrina musulmana, ricordo che Maometto, prima di scrivere il Corano, ha attinto ampiamente alle predicazioni di cristiani nestoriani e giacobiti, e si era attorno al Seicento, sottolineo, dopo Cristo!… (Questa citazione non fa che ribadire quello che ho detto riguardo alla simpatia per tutte le religioni, a scopo anticattolico).

Quanto al presunto vittimismo, non mi pare tale il far notare la realtà per cui, appena il Papa avverte il male concreto cui va incontro l’uomo con certe scelte e il bene che perde non facendone altre (e quando interviene lo fa sempre con profonde ragioni e soprattutto con amore per l’uomo) subito si cerca di tappargli la bocca. Quanto ai crocifissi, li si vorrebbe togliere e nella Carta costituzionale europea non si vuole fare nemmeno accenno al cristianesimo, … quel “culto mediorientale” come voi lo definite… nel quale invece l’Europa affonda le sue radici e nel quale anche voi siete nati e cresciuti.

Se si parla di irritazione, a me la procura questo “sputare nel piatto dove si è finora mangiato” (e anche bene), oltre al silenzio che incombe davanti alla tragedia di migliaia di cristiani che anche oggi sono perseguitati in tanti Paesi nel mondo. Se si parla di imposizione cristiana, a me viene da pensare cosa sarà quando i musulmani saranno maggioranza qui da noi, e comunque ci si può sempre recare in qualche Paese dell’Oriente o africano a fare esperienza di cosa sia l’imposizione vera!…

La lettera che replica alla mia non fa purtroppo che dare ragione a ciò che vi ho scritto, dice proprio ciò che mi aspettavo in una probabile risposta, tipica di chi è punto sul vivo. Alla fine mi tocca ripetere che, se uno ha veramente desiderio di felicità, di verità, di vita di Dio, non va a caccia degli errori nella Chiesa, non gli interessano, ma, in posizione di apertura alla realtà, senza preconcetti, cerca e si accorge delle ricchezze presenti nella Chiesa stessa. Qui si tratta del destino dell’uomo, altro che anticoncezionali e convivenza prematrimoniale!… a me interessa Cristo presente che mi dà la vita eterna… altro che crociate!!!…
Vi auguro di fare una vera esperienza cristiana.

Gaetano Mulè – Udine
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