5 maggio 2003

La chiesetta di Sant’Elena 2° parte

di Tarcisio Venuti

Il Romitorio

Alla latente crisi dell’ ideale monastico del secolo XIII, seguì in Friuli la commenda, già verso la fine del XIV secolo, in anticipo sull’apparire della medesima istituzione in altre parti d’Italia. Eppure, in questa situazione che andava progressivamente deteriorandosi facevano eccezione, sembra nei secoli XIII e XIV i romitori, di cui resta scarsa documentazione, sparsi nelle zone di Venzone, Gemona, Osoppo, Cividale, non ancora ben precisabili nella loro configurazione, ma di vita povera ed austera, solitaria e contemplativa, al di fuori o ai margini dell’istituzione monastica; forse in qualche modo idealmente rapportabili a quella forma di vita religiosa spontanea e misticamente libera, non istituzionalizzata, di cui già parlava il Concilio di Cividale del 791 e da cui c’era nell’VIII secolo una riconosciuta tradizione nel Friuli (63).
Fin dai tempi antichi “il Capitolo di Cividale continua nel possesso di mettere eremiti sudetti in virtù dei nostri titoli. Parlano di questa chiesa (S. Elena) e romitorio carte del 1376 e del 1414 Nel 1704 l’eremita pone le chiavi della chiesa e del romitorio nelle mani del Capitolo. Il ronco è patrimonio della chiesa ” (64). A ribadire quanto in precedenza espresso, Domenico Guerra espose: ” Al principio del secolo XIII, e prima ancora, era costume dedicarsi a Dio negli eremi. Alcuni di questi ebbero fine soltanto dopo la metà del sec. XVIII” (65). Diamo nozione di alcuni di questi eremi ed eremiti: “ 1313–6 giugno. Testamento di Lucetto de Tulmino che lascia alquanto denaro all’eremita di S. Marco, e a quello di S. Ellero ed a Elisabetta Eremita de S. Stefano” (66); “1313, 6 giugno. Soror Philippa eremita Ecclesiae S. Mauri (S. Moro) prope Civitatem Austriam” (67).
Scriveva il Guerra nell’Otium Forojuliense citato: “Dell’Eremitorio di S. Elena poi, che esiste su altra poco rilevata collina fuori di questa villa (Rubignacco), nel 1556 Heremita S. Helene conductus pro monasterio in S. Maria de Monte ad nutum. E nel 1579 Heremitorium S. Helenae prope Rubignacum concessum fuit Domino Nicolao Sartorelli” (68). Questo eremitorio fu contiguo alla sua chiesa, ove ora è la sacrestia, ove vedeasi un foro, per cui si discendeva in una stanza sotterranea (69).
Il vescovo di Parenzo, il de Nores, che verso la fine del XVI secolo (1584-85), effettuò una visita apostolica nei monasteri della diocesi di Aquileia sotto il dominio veneto, si trovò di fronte ad una squallida situazione di vita claustrale (70). “Davvero singolare, invece, il caso dei due eremiti che il visitatore trovò presso la chiesa di S.Elena, a un miglio fuori della città di Cividale, nei pressi di Rubignacco. Vivevano in una casetta attigua alla chiesa, coltivando il campetto che la circondava: uno era laico, l’altro sacerdote, vestivano un abito assai simile a quello dei Cappuccini. Che cosa facessero esattamente i due non è detto, ma la chiesetta alla quale accudivano era considerata luogo di devozione e c’era chi, tra i canonici, li andavano a trovare. Il prete, Giovanni Antonio Rigolo, da Ariano in diocesi di Adria, fu sottoposto a un severo esame, ma risultò che aveva ricevuto gli ordini con regolari dimissorie, soltanto senza titolo legittimo (71). Ma che gli serviva il titolo, ora che aveva di che vivere e tra l’altro era in possesso della licenza di celebrare la messa, concessagli dal vicario generale un anno e mezzo prima? Nonostante l’irregolarità e il fatto che i due non s’inquadrassero in alcuna struttura approvata, in vista dell’utilità di avere qualcuno per custodire la chiesetta e dei benefici spirituali che potevano derivare a quanti li avvicinavano, per rispetto forse anche dell’eccezionalità, almeno in Friuli, della vocazione eremitica, il visitatore li lasciò fare, solo ordinò loro di vestire un mantello più lungo e senza cappuccio, perché non fossero scambiati con appartenenti all’ordine dei cappuccini o ad altro ordine (72). In Friuli il fenomeno dell’eremitismo fu assai limitato e al tempo della visita era letteralmente scomparso (73). Secondo Gr. Penco non era raro nel ‘500 trovare eremiti del tipo di quelli di S. Elena che fungessero da sacrestani o custodi presso chiesine di campagna (74). Nel 1710 si presentò una disputa tra il Rev.mo Capitolo di Cividale e i Giurisdicenti di Rubignacco (il Comune?) al riguardo dei diritti di proprietà del luogo, della chiesa di S. Elena, del Romitorio e della permanenza dell’Eremita. Una lettera molto significativa tronca la questione di usurpo, in quanto il Capitolo possiede un’autorità assoluta ab antiquo in merito alla giurisdizione ecclesiastica, rilasciata da bolle papali e patriarcali. Segue il testo.

“ Per il Rev.mo Capitolo con li Magnifici Signori Giurisdicenti di Rubignacco

Sopra la chiesa di S.Elena eremo annesso, et Eremita di esercitare la sua autorità ecclesiastica, ne puonno pretendere li SS.ri Giurisdicenti in contrario per quello segue:
Primo: perché la chiesa di S.Elena è filiale consacrata della matrice di Rubignacco unita alla mensa capitolare con le sue capelle come consta dalle Bolle Pontificie.
2. Perché comun filiale della chiesa di Rubignacco vien dalla medesima mantenuta di tutto il bisogno, et riconosciuta dal Parocho della Matrice in più solennità et funzioni et in particolare nell’annuo anniversario della consecratione che la dichiara ecclesiastica et non altrimenti laicale.
3. Perché è stata riconosciuta et visitata per secoli intieri dalli Rev.mi Archidiaconi del Capitolo con autorità assoluta comandando et facendo eseguire per il riparamento et restauratione e decoro di quella dalli camerari della sacramentale matrice.
4. Perché appar sopra le muraglie della stessa il titolo della consacratione onde non può soggiacere al laico.
5. Perché il comune nelli bisogni di essa chiesa ha sempre ricorso al Capitolo et ha riconosciuto il medesimo per solo superiore nella spiritualità, come risulta dalle carte che si spediscono
Dal 1639, 1649, 1693, 1694 il Capitolo continua nel possesso di mettere eremiti sudetti in virtù dei nostri titoli. Parlano di questa chiesa e romitorio carte del 1376 e del 1414.
1564 si fa restituire il ronco all’eremita
1581 si fa il primo usurpo senza saputa del Capitolo
1600 – 1642, 5 luglio, altri usurpi – Giovannino si ferma nel Romitorio sino a Tutti i Santi
1621 Mandato (ordini) a Zuanne di Zuccula che debba partire dal Romitorio
1622 Il comune deve illuminare la chiesa di S.Elena solo su ordine del Capitolo
1695 12 Aprile, rinuncia dell’eremita Forcutti al Capitolo
1704 L’eremita pone le chiavi della chiesa e del Romitorio nelle mani del Capitolo. Il ronco è patrimonio della chiesa” (75)

La chiesa di S.Elena attraverso le visite capitolari e pastorali

Per una miglior conoscenza degli aspetti evolutivi della chiesa di S.Elena, ci serviremo dei verbali scritti in occasione delle visite capitolari e pastorali eseguite lungo i secoli. Secondo i decreti del Concilio di Trento, i vescovi ordinari avevano l’obbligo delle visite alle parrocchie e alle chiese dipendenti. Nell’ultimo scorcio del secolo XVI, sotto l’energica azione del patriarca Francesco Barbaro (1593-1616), ebbe inizio del patriarcato d’Aquileia tale ispezione. Il Capitolo di Cividale, in virtù di poter esercitare come Ordinario qualunque atto, soltanto che non richiedesse la potestà dell’ordine episcopale, conservò il privilegio delle visite capitolari annuali. L’arcidiacono e il suo delegato, le eseguiva con puntigliosa accuratezza (76).
Visita alla chiesa di S.Elena di Rubignacco, filiale di S.Marco, al tempo del patriarca Francesco Barbaro, 1594. Ordinazioni: l’altare di S.Elena sia collocato in mezzo cioè di fronte all’ingresso della chiesa. Siano distrutti gli altri due altari. Sia dato di bianco alle pareti e si faccia qualche finestra (77). In questo tempo nella chiesa vi erano tre altari. Fu dealbata con conseguente copertura degli affreschi.
Inoltre l’edificio era buio, quindi d’impianto romanico, per cui l’ordine di aprire qualche finestra per illuminarla. Segue una visita capitolare alla data 26.2.1596. Il verbale annotache si dà inizio alla cappella maggiore della chiesa di S.Marco (cioè del coro), e si ordina per la chiesa di S.Elena: dealbatur capella S.Helenae et reparetur tectum ipsum. Si ripete in sostanza quanto ordinato nella visita precedente (78). Altra visita il 2 luglio 1624: fu visitata la chiesa di Sant’Elena situata sopra il colle di detta villa di Rubignacco, alla quale pervenne il visitatore, dove vide un solo altare ornato cum Icona veteri et non satis decenti, visto ciò impose di eseguire le precedenti ordinazioni, di accomodare il coperto della chiesa e dove occorre qualsiasi lavoro di riparazione (79).
Il 26 luglio 1626, visita capitolare del canonico cividalese visitatore in planis: “Visitò la chiesa di S.Elena, vi trovò un solo altare ornato con Icona vetusta, e ordinò di fare una Icona decenteTrovò tovaglie decenti, condeglieri di ferro e antipendio di tavole dipinte” (80).
In data 13 luglio 1679, si registra la visita pastorale del cardinale patriarca Giovanni Delfino (1657 – 1699). Si portò alla visita della chiesa di S.Elena a Rubignacco poco distante posta su di un campo o prato. Entrò in chiesa fece le debite preci, accompagnato dal Rev.do Giovanni Sturolo (il canonico memorialista) mansionario; la trovò consacrata con un unico altare sotto il titolo di sant’Elena pure consacrato. Non c’è cimitero. Ha delle suppellettili ma non a sufficienza, è ben tenuta e nelle occasioni e ricorrenze si serve di quelle della chiesa sacramentale di S. Marco di Rubignacco. La sacrestia è piccola ed anche l’abitacolo è piccolo che serve per abitazione dell’eremita. Non ha nessun reddito. Frumento staja circiter 10, vino circiter conzi 8 (81). Per la visita pastorale del 12 maggio 1735, il verbale esprime: “Fu visitata la chiesa di Sant’Elena sopra Rubignacco filiale di S.Silvestro della città, la cui dedicazione si fa l’ultima domenica d’Agosto; è questa con un solo altare dedicato a detta Santa. In mezzo dell’altare è una statua dell B. Vergine, alla destra colle colonete divisa la Santa (Elena), et alla sinistra S. Orsola il tutto di legno dorato, et bene. La mensa con portatile consacrato, bene, et si ordinò li due cussini dell’altare. Si ordinò che fusse aggiustato il pavimento della Chiesa, che è tutto disfatto. Sì ordinò che fusse aggiustato il coperto della Sagrestia. Si ordinò un messale de Santi (nuovi). Si ordinò un amitto. Si ordinò che il Romitorio qual si trova a lato sinistro di detta chiesa, affatto scoperto, e in tal stato può apportare del danno notabile all’istesse mura della Chiesa, che sia del tutto disfatto, o che sia ristabilito” (82).
Il 2 maggio 1763, fu visitata la chiesa di S. Elena: è consacrata e la sua dedicazione cade la domenica ultima d’Agosto. Si visitò l’altare che è guasto, la mensa di legno nuovo con portatile. Si ordinò di far colorire la stragola. Si ordinò uno scuro alla finestra di ferriata (83). Nel giorno 23 maggio 1765, il Magnifico e Rev.mo Sig. Canonico Orazio de Caporiacco, Visitatore Arcivescovile, visitò la chiesa di S. Elena di Rubignacco, filiale della chiesa parrocchiale di S. Silvestro di Cividale, nella quale trovò un unico altare dedicato alla predetta S. Elena con il suo portatile. Questa chiesa è talmente incapace di contenere il concorso di fedeli che veramente occorre ampliarla. Gli uomini di questa villa sono già disposti a realizzare questa necessaria opera; pertanto nulla si ordina (84). Nel 1794, il 25 maggio, il canonico visitatore si portò a visitare il sacello pubblico eretto sotto l’invocazione di Sant’Elena, nel quale esiste un altare abbastanza decente con portatile. L’anniversario della consacrazione di questo sacello si fa la domenica ultima di Agosto (85).

Il 7 giugno 1827 fu ispezionata la chiesa campestre non sacramentale di S. Elena di Rubignacco. Si celebra l’anniversario della sua dedicazione l’ultima domenica del mese d’Agosto. Contiene la chiesa soprascritta un solo altare alla Santa titolare predetta (86). Nell’anno 1849 fu visitata la chiesa campestre di S.Elena, detta chiesetta è detta Oratorio di S. Elena di Rubignacco, non vi è che un altare, col suo altarino delle reliquie (cioè il portatile) convenientemente collocato, ed il resto abbastanza decente (87).
La relazione del sacerdote Vincenzo Pittioni, Vicario curato di S. Silvestro, del 1886 riporta al N.3 che “sopra un colle distante un chilometro circa dalla chiesa di S. Marco vi esiste una chiesa campestre dedicata a S. Elena. Si ritiene consacrata, l’annua festa della dedicazione si solennizza l’ultima domenica del mese di Agosto, che cade la quarta od al più la quinta domenica di detto mese (88). Altra relazione di visita pastorale in data 1899, in cui si ribadisce quanto detto sopra con l’aggiunta che la festa della dedicazione si festeggiava l’ultima domenica d’agosto, “solennità profanata da circa 20 anni da una pubblica festa da ballo. Il parroco celebra in detta chiesa tutte le quinte domeniche, nei giorni dell’Invenzione e dell’Esaltazione di S. Croce, ai 18 agosto festa di S. Elena e parecchie volte nell’estate, specie se c’è siccità”(89). Il 6 novembre 1911, a seguito della visita canonica alla chiesetta di S. Elena, l’incaricato arcivescovile ordina di distruggere la vecchia statua di S. Elena che trovasi esposta sul banco della sacristia. Ordina di aggiustare la mensa dell’altare (90).

Le devozioni propiziatorie

Un’antica tradizione viene riportata dal Grion nella sua Guida di Cividale. Egli ricorda che dal sacello di S. Elena i provveditori e il popolo di Cividale muovevano in processione al Santuario di Castelmonte negli antichi pellegrinaggi votivi (91). In tempi più recenti, e precisamente alla data 27 luglio 1928, si ricorda una grande processione propiziatoria con trasporto della statua di S. Elena dalla sua chiesa a quella di Rubignacco (S. Marco), per implorare la pioggia. Circa 2000 persone erano intervenute. Mons. Liva, arciprete di Cividale, era l’officiante assistito dal Vicario Curato di S. Silvestro Don Fior e dal Cappellano di Rubignacco Don Antonio Sequalini.
Intervennero anche i frazionisti di Bottenicco con croce e fanali cantando, accompagnati dal loro Cappellano. Non pioveva da oltre un mese. Il caldo era opprimente, raggiungendo i 40 gradi. La campagna era rovinata.
Si ricorda pure la minore siccità del 1911, quando la statua di S. Elena fu trasportata alla chiesa di S. Francesco di Cividale (92).
In tempi non lontani, sulla collinetta nei pressi della chiesa, veniva festeggiata S. Elena col titolo di “Sante Bondanze”, con la sagra dell’anguria.
Inseriamo un’annotazione interessante, che ribadisce l’antichità del luogo: poco distante dalla chiesetta è stata scoperta una strada lastricata del tempo romano (manca la fonte).

Descrizione della chiesa prima del terremoto 1976.

Proponiamo la scheda approntata dal Marchetti già nel 1963 ma pubblicata nel 1972, in merito alla chiesetta campestre di S. Elena di Rubignacco (93).

50. RUBIGNACCO, S. Elena. Chiesa campestre. Costruzione del tardo sec. XVI o posteriore. Aula rettangolare con tetto di travi a vista. Coro quadrato con volta a crociera (non visibili decorazioni pittoriche). Finestra rettangolare sul fianco destro del coro. In una nicchia, sulla parete destra, Madonna di Loreto, statua lignea (circa metà del sec. XVII). Sull’altare altre statue in legno barocche. Sacrestia aggiunta sul fianco destro dell’aula con due finestre rettangolari. Finestra rettangolare sul fianco sinistro dell’aula. Facciata con triangolo terminale. Portale rettangolare architravato includente la porta ad arco a tutto sesto.

Anche lo scrivente nel 1968 pubblicò una descrizione fisica della medesima chiesetta su “La Vita Cattolica”: Oggi la chiesetta appare solitaria fra vigne, pioppi ed acacie, su una collinetta fuori dell’abitato, circondata da un ruscello che scorre tutt’intorno ai suoi piedi. La facciata è rivolta verso Occidente; la sagrestia si trova verso il lato sud a ridosso della parete esterna. Sul colmo della facciata s’innalza la piccola monofora campanaria. Il portale di facciata è in pietra architravato con stipiti elaborati, includente la porta d’ingresso a tutto sesto, di tipo secentesco. La copertura è in coppi. La costruzione è in muratura intonacata. All’interno aula rettangolare con travi a vista; un grande arco immette nel presbiterio dal soffitto centinato con cornicione. L’altare è in muratura con la nicchia della Santa che sostiene la croce. La chiesa è consacrata. A destra dell’ingresso si trova un’acquasantiera a muro datata 1596; grande crocefisso in legno deturpato. Nella piccola sacrestia c’è la mensa del piccolo altare ligneo del secolo XVII. La forma attuale dell’edificio cultuale risale al secolo XVIII. Sul portale esterno inciso nella pietra il millesimo: 1600. Oltre alla mensa che si conserva in sacrestia, è rimasta la Madonna che si trova collocata in una nicchia della parete sud dell’aula, in ricchissimo manto paludato con una corona in capo a modo di tiara, a lato il Bambino con in testa la corona reale e in mano il mondo, che fa tutt’uno con la statua della Vergine.(94)
Da codeste pur sommarie descrizioni della chiesetta, si rileva che le statue di legno barocche visibili sull’altare, al presente di esse non vi è alcuna traccia; che il crocifisso ligneo seppur deturpato è sparito, così pure la mensa d’altare del secolo XVII.

Il restauro postsismico

A seguito del sisma 1976, la chiesetta di S.Elena, lesionata nell’occasione, deperì staticamente a tal punto che si dovette intervenire con un reintegro filologico. Durante i lavori di riatto, effettuati alcuni anni addietro, vennero alla luce dei lacerti pittorici nella parete nord dell’aula; invece presso la porta della sacrestia comparve una data significativa: 13 aprile 1557 (?), non è leggibile l’ultima cifra, epoca dei restauri o lavori eseguiti e della riconsacrazione della chiesa dopo i sismi del 1511 (ci fu una lenta ricostruzione e le consacrazioni datano oltre la metà del secolo XVI). Nel proseguire dei lavori, sono state rese visibili varie tipologie di croci attestanti diverse riconsacrazioni, riferentesi a epoche e fogge in voga durante i secoli passati. Le tematiche degli affreschi, poco leggibili, sono state istoriate in tondi contenuti in un grande riquadro. Potrebbero ricordare episodi di leggende e scene riguardanti la Passione di Cristo e il rinvemento della Croce con gli strumenti per la crocifissione. Come già accennato, istoriazioni pertinenti agli edifici cultuali titolati a S.Elena e S.Croce. Altro grande lacerto pittorico, poco discosto da quello già notificato, raffigura i personaggi del tempo dell’invenzione della Croce, che potrebbero essere: S. Silvestro papa (314-337); Costantino il Grande, in paludamenti imperiali, nato nel 274 e morto nel 340; un Vescovo e S. Elena con la Croce. Pure codesto affresco ci è pervenuto alquanto lacerato, ma che lascia trasparire una discreta esecuzione. Si può pensare a un ciclo prodotto da affrescatori da ritenersi in qualche modo seguaci dei grandi Trecentisti che hanno soggiornato in Friuli. I nomi di Vitale da Bologna, di Masolino da Panicale, di Tommaso da Modena, tutti pittori che durante la loro vita hanno sostato in Friuli, ma è dimostrato che i loro insegnamenti sono stati mediati da seguaci locali, fedeli diffusori della loro poetica. Purtroppo nel campo della pittura del ‘300 o ’400 mancano ancora quegli agganci documentari e quei riferimenti stilistici precisi che possono consentire di dare una catalogazione giustificabile e plausibile di tanti brani pittorici. Le figure espressive e la tavolozza calda li potrebbe legare anche all’ambiente degli aiuti dei tre sopra citati o in qualche modo influenzati dalle forme portate in Friuli da maestri emiliani o romagnoli, anche toscani al seguito di Masolino da Panicale. In Cividale e nei dintorni, in quest’epoca, l’arte dell’affresco era di moda, es: in S. Francesco di città, in S. Giorgio in Vado, in S. Giacomo di Noax ( Corno di Rosazzo), S. Michele in Borgo Gallo (Corno di Rosazzo), S. Giovanni in Moimacco ecc. In periferia, di solito, si tratta sempre di pittura popolare, fresca e spontanea, anche se inadeguata nei somatismi. Per rimanere nella stretta cerchia dei pittori operanti in Cividale elenchiamo alcuni proposti dal Grion: Giovanni quondam Nicolò Biondi di Attimis, pittore rifugiatosi da Udine a Cividale dove morì nel 1395, lavorava dopo il 1372 qui anche d’intaglio; verso la fine del Trecento e in principio del Quattrocento dipingeva per le monache di S. Maria in Valle Gubertino oriundo da Padova (95).

ABBREVIAZIONI

ACAU=Archivio della Curia Arcivescovile di Udine
ACDC= Archivio Capitolare del Duomo di Cividale
ACVP=Archivio della Curia Vescovile di Padova
ANU=Archivio Notarile di Udine
ASU=Archivio di Stato di Udine
BCU=Biblioteca Civica di Udine
MC=Museo di Cividale
MSF=Memorie Storiche Forogiuliesi
SFF=Società Filologica Friulana
Ms=manoscritto

Note

1) L.BOSIO, Cividale del Friuli. La storia, Udine 1977, pp.5-12.
2) L.BOSIO, Cividale del Friuli. La storia cit.,p.24.
3) G.B.PELLEGRINI, Friuli preromano e romano, in “Atti dell’Accademia di Udine”, serie VII, vol.II(1969).
4) G.FRAU, Dizionario toponomastico Friuli Venezia Giulia, Udine 1978, pp.10-11.
5) G.FRAU, Dizionario toponomastico cit., p.105.
6) C.C.DESINAN, Itinerari friulani. I nomi di luogo fra storia e leggenda, Fiume Veneto (PN) 2000, p.107, SFF.
7) A.DI PRAMPERO, Saggio di un glossario geografico friulano dal VI al XIII secolo, Venezia 1882, p.166.
8) F. DI MANZANO, Annali del Friuli, vol.III, Udine 1860, pp.125, 302, 315,
9) A. TAGLIAFERRI, Coloni e legionari romani nel Friuli celtico, vol.II, Pordenone 1986, p.125.
10) A. TAGLIAFERRI, Coloni e legionari cit., pp. 24-25.
11) A. TAGLIAFERRI, Coloni e legionari, cit., p.136.
12) A. TAGLIAFERRI, coloni e legionari, cit., p. 116.
13) A. TAGLIAFERRI, coloni e legionari, cit., p. 121.
14) G. STUROLO, Frammenti antichi e recenti, vol. II, Capit. VIII,anno 1776, pp. 518-519, ms MC.
T. VENUTI, La chiesetta di S. Elena a Rubignacco di Cividale, in “La Vita cattolica” , a. 1968.
15) C.G. MOR, Per la storia del primo Cristianesimo in Friuli, in “MSF”, vol. XLIII (1958-59), Udine 1959, pp. 28-29.
16) L. BOSIO, Cividale del Friuli. La storia cit., p. 43.
17) L. BOSIO, Cividale del Friuli. La storia cit., p. 45.
18) G. BURBA, Scorcio storico sul Patriarcato d’Aquileia e sull’Arcidiocesi di Udine, Udine 1977, p. 16.
19) P. S. LEICHT, Breve storia del Friuli, Udine 1970, pp. 77-78, a cura di C. G. Mor.
20) A. TAGLIAFERRI, Coloni e legionari cit., p. 125.
21) P. S. LEICHT, Studi e frammenti, Udine 1903.
P. S. LEICHT, Operai artigiani agricoltori in Italia, Milano 1946, pp. 79, 82 e seg.
22) P.PASCHINI, Storia del Friuli, vol.I, Udine 1953, p.330.
23) P.S.LEICHT, Studi e frammenti cit., p.22.
24) P.PASCHINI, Storia del Friuli, vol.I, cit., p.331.
25) Arimannia specie di giudizio dal quale per singolar privilegio non era lecito appellarsi (F.DI MANZANO, Annali del Friuli, vol.II, Udine 1858, p.382).
26) M.A.NICOLETTI; Patriarca Bertoldo, f.B aut.p.79 tergo; ms BCU. F.DI MANZANO, Annali del Friuli, vol.II, cit., p.372.
27) E prima: “1252 (alias 1251)- Il Conte di Gorizia regolò in Patria (in Friuli) le sue armannie, specialmente nel villaggio di Gaiano, assegnando loro un determinato capo (F. DI MANZANO, Annali del Friuli, vol. II, cit., p.379).
Poi, in seguito, “addi 22 agosto 1334, Determinatio pro hominibus de Gaglano, Vado, Firmano, Purgessimo et Carraria in facto montis Malbiargie” (Cividale Codice dello Statuto 1378, p.6).
28) IL lupo=fr.lof. Vedere quanto scritto da C.C.DESINAN in Escursioni fra i nomi di luogo in Friuli, Tavagnacco (UD) 2002, pp.254-256, SFF.
29) G.GRION, Guida storica di Cividale e del suo distretto, Cividale 1899, pp.269-270.
30)P.CANCIANI, Barbarorum, Leges Antiquae, volumen tertium, Venetiis MDCCLXXXV, p.105.
31) P.PASCHINI, Storia del Friuli, vol. I cit., p. 312.
Era compresa in questo numero la parrocchia di Caporetto a cui il 17 luglio 1297 dal patriarca Raimondo della Torre (1273-1299) fu aggiunta anche quella di Tolmino. Nel 1250 fu unita al capitolo di Cividale anche la pieve di Fagagna (Ibidem).
32) D.QUAGLIA, Summarium, Romae 1861, p. 3.
33) Stato personale e locale dell’arcidiocesi di Udine, Udine 1977, p. 30.
34) G.STUROLO, Frammenti antichi e recenti, di que’ Rev.mi Monasterii Conventi et Eremitorii, vol. II, Capit.VIII, 1776, pp. 518-519, ms MC.
35) G.GRION, Guida di Cividale cit., pp. 389, 391.
36) F.DI MANZANO, Annali del Friuli, vol. III, cit., p. 147.
37) T.VENUTI, Ipotesi sulla datazione delle chiese di Cavalicco attraverso la rilettura del Catapan, in “MSF”, vol. LXXX (2000), p. 158 e n. 18.
38) V.JOPPI, Notariorum, VII, c.84, ms BCU.
39) V.JOPPI, Notariorum VII, c.201, cit.
40) ACAU, Cividale Capitolo XII, Visite Missio 1599, c. 2v.
41) ACAU, Acta Curiae, Extraordinariorum (ad annum).
42) ACAU, Acta Curiae, Decretorum (ad annum).
43) ACAU,Visite pastorali, Cronistoria vol. G. fase. 50.
44) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5 Cividale, extra n. 44 Forania di Cividale, 1763.
45) IL NUOVISSIMO MELZI, Il Melzi Scientifico, Milano 1920, p. 372.
46) G. BIASUTTI, Racconto geografico santorale e plebanale per l’arcidiocesi di Udine, Udine 1966, pp. 24, 33.
47) IL NUOVISSIMO MELZI, Il Melzi Scientifico, cit., p. 318.
48) L. VERSOLATO, Prima illustrazione della Via Crucis nel Friuli Udinese (1738-1819). Tesi di laurea Univ. di Trieste a. acc. 1970-71, pp.18-19.
49) G. GRION, Guida di Cividale cit., pp. 389, 391.
50) F. DI MANZANO, Annali del Friuli, vol. V, Udine 1865, pp. 55-57.
51) ANU, Documento N°729, ASU.
52) F. DI MANZANO, Annali del Friuli, vol. VII, Udine 1871, p.111.
53) V. JOPPI, Contributo IV alla storia dell’arte in Friuli, Venezia 1894, pp. 90-101.
54) G. MARCHETTI, Le chiesette votive del Friuli, Udine 1972, p. 159, a cura di G. C. Menis/SFF.
55) G. BERGAMINI-S.TAVANO, Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia, Reana del Rojale (UD), pp. 303-304.
56) ACDC, Cartolare Ipplis, Atti 1500-1700, fasc. 1600.
57) ACAU, Cividale Capitolo, vol. XII, Visite 1623, c.37r.
58) “30 aprile 1511. Antonio Tironeo fa un’ancona per la chiesa di S. Elena di Rubignacco con la B. Vergine ed i Santi Rocco e Sebastiano” (V. JOPPI, Contributo IV cit., p. 100).
59) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5 Cividale, fasc. 43.
60) ACAU, Visite pastorali, Cronistoria vol. L, fasc. 76, p. 234.
61) ACDC, Cartolare S. Silvestro, fasc. 1700, ff. 31,17.
62) G. STUROLO, Frammenti antichi e recenti, vol. II anno 1776, Capitolo VIII cit.
63) P. ZOVATTO, Il monachesimo benedettino del Friuli, Quarto d’Altino 1977, pp. 72-73.
64) ACDC, Cartolare S. Silvestro, fasc. 1700, f.115.
65) D. GUERRA, Otium Forojuliense, vol. VIII, p. 426, ms MC.
66) V. JOPPI, Notariorum V, c.194, cit.
67) V. JOPPI, Notariorum V, c. 199, cit.
68) D. GUERRA, Otium Forojuliense, Tomo 21-Protocollo, ms MC.
69) D.GUERRA, Otium cit.
70) P.ZORATTO, Il monachesimo benedettino cit., p. 71.
71) Sulla neccesità di un Titolo per accedere agli ordini, vedere Concilio di Trento, sessione XXI de ref. 2.
72) Acta, 332 r-v; Processus, 334; Fasc. C, 87 r-v, in Atti della visita apostolica, ACVP, Visite vol. 3.
C.SOCOL, La visita apostolica del 1584-85 alla diocesi di Aquileia e la riforma dei regolari, Udine 1986, pp. 300-301.
73) Confronta ZOVATTO, Monachesimo cit.indice sub voce Eremiti “locali”. Attenzione, però, al frequente equivoco dell’autore tra eremiti simpliciter e eremiti o eremitani di S.Agostino.
74) GR. PENCO, Chiese d’Italia, I (cit. breve), p. 636.
C.SOCOL, La visita apostolica cit., p. 301, n.2.
75) ACDC, Cartolare S.Silvestro, fasc. 1700, f.115 cit.
76) T.VENUTI, Ecclesiam de Jeraco, Ziracco (UD) 1993, p.77.
77) ACAU, ms 524, 10. Chiese di dipendenti al tempo del patriarca Francesco Barbaro, p.14, n.15.
78) ACAU, Cividale Capitolo, vol. IX, Visite 1571-1607, fasc. Visitatione in Planis 1596, p. 5v.
79) ACAU, Cividale Capitolo, vol. XII, fasc. Visite 1624, p. 26.
80) ACAU, Cividale Capitolo, vol. XII, fasc. Visitatione in Planis 1626, p.37 r.
81) ACAU, Visite pastorali, Cronistoria vol. F, fasc. 37, pp. 27-28.
82) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5, fasc . 43 S.Silvestro .
83) ACAU, Visite pastorali,Cronistoria vol. H, fasc.59, p. 2.
84) ACAU,Visite pastorali, Cronistoria vol. H, fasc. 62, p.112.
85) ACAU, Visite pastorali, Cronistoria vol. I, fasc. 65, p. 59.
86) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5, fasc. 43 catalogo delle chiese della Parrocchia di S.Silvestro.
87) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5, extra n. 44 forania di Cividale.
88) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5, fasc. 43, cit.
89) ACAU, Visite pastorali, Documenti vol. 5, fasc. 43, cit.
90) ACAU, Visite pastorali, Cronistoria vol. L, fasc. 76, p. 231.
91) G.GRION, Guida di Cividale cit., p. 391.
92) Dal Libro Storico redatto da Don Angelo Fior Vicario Curato di S.Silvestro di Cividale.
93) G.MARCHETTI, Le chiesette votive del Friuli, cit.p.159.
94) T. VENUTI, La chiesetta di S. Elena a Rubignacco di Cividale, in “La Vita Cattolica”, Udine 1968.
95) G. GRION, Guida di Cividale, cit., p.468.