alc3 picture

LUOGHI COMUNI SULL’USO DELLE BEVANDE ALCOOLICHE

L’ALCOOL RISCALDA…..NO!

L’alcool è vasodilatatore delle arterie periferiche. Per questo motivo aumenta la quantità di sangue che circola sotto la nostra pelle dando una sensazione di calore. Il calore esce dal nostro corpo ed il sangue si raffredda.
L’alcool aumenta la sensazione di calore in superficie, ma diminuisce la temperatura interna del corpo.

L’ALCOOL FA SANGUE….NO!

Il vino ha uno scarsissimo contenuto di vitamine e di sali minerali.
I forti bevitori sono anemici per mancanza di vitamine.

L’ALCOOL RENDE FORTI E SICURI…NO!

Coraggio, sicurezza e minor timidezza. Queste sensazioni derivano dal fatto che l’alcool all’inizio deprime quella parte del cervello che controlla le nostre sensazioni di fatica e di dolore (freni inibitori)
Ciò è un fenomeno momentaneo il cui rischio immediato è la TOLLERANZA

L’ALCOOL DISSETA….NO!

L’alcool è un diuretico e quindi fa urinare di più aumentando la necessità di liquidi e la sensazione di sete.

ATTENZIONE : NON LASCIAMOCI INFLUENZARE NE’ DAI LUOGHI COMUNI, NE’ DALLA PUBBLICITA’ DIRETTA ED INDIRETTA.

RAGIONIAMO CON LA NOSTRA TESTA!


alc1 picture

CONSEGUENZE DELL’ALCOOL SULLA SALUTE

Quali sono gli effetti dell’alcool sulla nostra salute?
Dannosi, irreversibili o solamente secondari e trascurabili? Vediamoli!

ORGANI DANNEGGIATI:

Cervello :
intossicazione e distruzione delle cellule. Perdita della memoria. Calo d’interessi.

Fegato :
ingrossamento e cirrosi epatica (19.000 persone morte ogni anno in Italia delle quali l’80% a causa dell’alcool)

Fibre nervose e periferiche :
Crampi, formicolii agli arti, paralisi

Pancreas :
Pancreatiti acute e croniche

Stomaco :
Gastriti, duodeniti, ulcere, cancro

Cuore e muscoli :
Cardiopatia emiopatia alcoolica

Mucose :
Cancro alla lingua ed all’esofago

Organi genitali:
Frigidità, atrofia dei testicoli, impotenza.

La MODERAZIONE, come in tutte le cose, è sinonimo di intelligenza, maturità ed equilibrio.
L’ECCESSO, invece, aumenta il rischio di danni alla salute.


alc2 picture

ALCOOL E GUIDA

Ogni anno in Italia ci sono 10.000 morti e 25.000 feriti a causa di incidenti stradali : l’alcool ne è il fattore determinante.
Cerchiamo di non entrare nel numero delle vittime delle STRAGI DEL SABATO SERA.

Consumi di alcool anche moderati portano ad un aumento del rischio di incidenti stradali durante la guida.

Gli effetti sono i seguenti:

– Con l’assunzione di modica quantità di alcool, si ha una sensazione piacevole di sicurezza che può spingere alla guida più veloce, distratta, e meno prudente.

– Con il progressivo aumento delle dosi di alcool, diminuisce la rapidità dei riflessi : ciò comporta un aumento del tempo di frenata.
In altre parole, chi ha bevuto, inizierà a frenare dopo, rispetto ad un individuo che non ha bevuto.

– Il restringimento del campo visivo, non permette ad una persona che ha bevuto di vedere gli ostacoli che si trovano ai lati.

– Sotto l’effetto dell’alcool, il senso delle distanze e della velocità sono alterati al punto tale che, a causa di sorpassi ci possono essere collisioni con le automobili che provengono in senso contrario.


Per una testimonianza efficace clicca:

http://digilander.iol.it/superaa/ALCOLISMO.html

Siti che trattano a fondo il problema dell’alcoolismo

Gruppo Abele
Il sito istituzionale del Gruppo Abele, Infodroghe, è stato realizzato a supporto dell’attività del gruppo di informazione, assistenza e accoglienza rispetto a specifiche problematiche di tossicodipendenza, aids e lotta alle mafie. Scopo primario del sito è informare l’utente sul fenomeno delle dipendenze e sull’impegno del Gruppo Abele nel supporto alla risoluzione di tali problemi.

http://www.gruppoabele.it/

SCONFITTI DALL’ALCOL
(dal Messaggero Veneto del 14/01/2002)

di FRANCESCO BUDA


L’abuso di sostanze alcoliche rappresenta un problema sociale e personale rilevante e le problematiche collegate coinvolgono situazioni che vanno dagli aspetti relativi alla salute, al lavoro, al patrimonio, alle spese sanitarie alle conseguenze sociali più complesse. Ma si tratta di un business di prima grandezza, che è oggi la sua caratteristica dominante. Con un mercato globale di 24 mila miliardi e con 30 mila miliardi i danni economici provocati, il consumo di alcol in Italia ha raggiunto livelli altissimi.
E cioè 47 milioni di ettolitri di alcol, tra vino e superalcolici, con un consumo pro capite annuo di 89,31 litri (secondo solo alla Francia, che detiene il primato con 96,31 litri l’anno), a fronte di 48,31 litri l’anno mediamente consumati nel resto della Comunità europea (Eurispes 1999).
Si calcola che nel nostro paese vi siano 33 milioni di bevitori, dei quali oltre 4 milioni sono bevitori problematici, 1.500.000 di alcolisti e circa 50.000 nuovi alcolisti l’anno. Una diffusione ampia, che non risparmia nessuno, giovani e anziani, uomini e donne, ma anche i bambini vengono coinvolti loro malgrado: 3.000 bambini l’anno nascono con sindrome feto alcolica.
L’Istat rileva che dal 1993 al 2000 è aumentato anche il consumo di alcolici fuori pasto (da 20,9% a 23,3%) sia negli uomini (da 32,8% a 35,1%) che nelle donne (da 9,8% a 12,4%) e l’incremento riguarda soprattutto il Nord-Est (dal 25,7% al 32,9%).
Le conseguenze che questo costume e stile di vita nazionale determinano sulla salute, sulla mortalità e sui costi sociali ed economici sono drammatiche e spesso sottostimate.
Anche se studi recenti sembrano dimostrare una predisposizione genetica all’abuso di alcol, rimane confermata la correlazione esistente tra consumo di bevande alcoliche e patologie alcol-correlate e come l’abuso di alcol si associ a elevati rischi per la cirrosi epatica, ipertensione arteriosa, ictus emorragico, pancreatite cronica, gastropatia alcolica, diabete, malnutrizione e patologie carenziali a essa correlate, patologie neurologiche e psichiatriche. E non è tutto.
Nel campo dei tumori maligni, esistono univoche e consistenti prove a favore del fatto che bere bevande alcoliche, indipendentemente dal tipo assunto, aumenta il rischio di sviluppare tumori (cavità orale, faringe, laringe, esofago, fegato), rischio che si moltiplica nelle persone che fumano (Iarc 1988), mentre ancora dibattuto è il ruolo causale dell’alcol per i tumori del colon retto e della mammella, anche se sono risultati significativamente associati al consumo di alcol.
L’impatto del consumo di alcol sulla mortalità rappresenta la punta di un iceberg di una situazione quantitativamente allarmante, dove il bilancio fra decessi causati dal consumo di alcol e quelli evitati dal consumo stesso indica che, nel complesso, ogni anno in Italia si verificano 30-31 mila decessi, dei quali 15 mila per cirrosi epatica, 3.500 per carcinoma all’esofago, 3.000 per incidenti stradali e 8.500 per altre cause alcol correlate.
I costi, primari e secondari, diretti e indiretti, che la società paga a causa dell’alcol, in termini di disabilità ponderata (anni di vita persi “pesati” per disabilità complessiva che superano il 10% della disabilità totale), di giornate lavorative perse, di infortuni sul lavoro, di ricoveri in strutture sanitarie e di giornate di degenza, di danni materiali a persone, di perdita di reddito dovuta alla mortalità precoce (53 anni è l’aspettativa di un alcolista) sono stimati tra il 2% e il 5% del Prodotto interno lordo (Pil).
Tradotto in numeri, l’alcol si trova come causa o concausa nella spesa di 11 mila miliardi per costi biologici nella perdita di oltre 25 milioni di giornate lavorative, nel 5% delle pensioni di invalidità, nel 10% circa dei ricoveri in strutture sanitarie (20%-30% dei costi sanitari), ma è anche responsabile di 46 incidenti stradali mortali su 100, di oltre la metà degli omicidi e in 1/4 dei suicidi e nel 20% circa degli infortuni sul lavoro.
Se questi dati forniscono l’idea del problema socio-sanitario in campo nazionale, il dato regionale non appare rasserenante.
Nel periodo 1985-1994, su un totale di 135.437 decessi per tutte le cause registrati nella regione, quelli causati dall’alcol sono stati 18.209 (13,4% del totale, con 9.983 maschi e 8.226 femmine), mentre quelli evitati 2.184 (1.222 maschi e 960 femmine).
La cirrosi epatica ha portato a morte 4.652 persone mentre in 1.252 casi i tumori dell’esofago hanno rappresentato la causa del decesso. Giungendo a nostri giorni, la situazione regionale rimane preoccupante quanto al comportamento e al consumo di alcol nella popolazione.
Secondo dati elaborati dalla Società italiana di alcologia e dall’Istituto superiore di sanità, circa 722.000/1,2 milioni di abitanti (60% dell’intera popolazione, maschi e femmine) beve sostanze alcoliche e ha un comportamento nel bere definito “a rischio”: quasi un abitante su cinque è a rischio di alcolismo. Il 21,7% degli uomini e l’1,6% delle donne, di età superiore ai 14 anni, beve più di 75 grammi di alcol al giorno, cui si aggiunge un 39,7 per cento di uomini e 5,9 per cento di donne che beve più di 50 grammi al giorno.
Dallo scenario nazionale e regionale non si può che ribadire la definizione dell’Oms, che classifica l’alcol come una droga a tutti gli effetti, anche se non viene trattata come tale.
L’impatto sociale e sanitario di questa sostanza è ancora sottostimato e individuare le cause che portano dall’uso a un abuso dell’alcol è tutt’altro che semplice, potendolo ricondurre a un insieme di fattori legati non solo alle singole problematiche individuali ma anche a dinamiche strettamente sociali.
La riduzione dei danni causati dall’alcol è una delle più importanti azioni di salute pubblica che gran parte degli Stati europei impegnati stanno cercando di realizzare per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini (regione europea Oms, piano 2000-2005) fornendo strumenti educativi e supporto a favore di politiche di sanità pubblica che abbiano il compito di prevenire i rischi e i danni causati dall’alcol e, soprattutto, esercitando una maggiore protezione dalle pressioni al bere rivolte ai bambini, ai giovani e a coloro che scelgono di non bere. E l’Italia e la Regione, in tal senso, hanno avviato diverse azioni e studi per la prevenzione e la riduzione dei problemi legati all’uso e abuso di questa sostanza.
Ma dovremmo anche essere coscienti che la promozione della salute non dipende solo dalle istituzioni, ma nasce dagli stili di vita personali e, sicuramente, chi abusa di bevande alcoliche non &egregrave; una persone vincente e grintosa, ma una persona sconfitta, che va sostenuta e aiutata con specifici piani di intervento.
Francesco Buda
————————————————————————