15 maggio 2002

Sette: facile entrarvi, ma non uscirne

dal Messaggero Veneto del 15/05/2002

Sotto accusa non sono le idee, bensì i metodi di reclutamento e le successive pressioni sugli adepti

Una conferenza al Percoto per conoscere un fenomeno che si è molto allargato


Sabato 4 maggio, all’Istituto Caterina Percoto si è svolto un incontro intitolato Le sette: cosa sono e che cosa dobbiamo sapere. La conferenza è stata fatta dalla signora Cristina Caparesi, che per due ore ci ha illuminato su una realtà tanto preoccupante, quanto sottaciuta dal rumore dei mass media, e che serpeggia sempre maggiormente sia tra le fila dei giovani, sia tra le fibre del nostro tessuto sociale.

La relatrice, che ha fondato la sua esperienza in materia di sette sataniche a causa di un familiare perso in uno di quelle “associazioni”, ha affrontato la questione soprattutto da un punto di vista sociologico, nel più corretto rispetto delle idee altrui.
La causa della nascita di queste sette è da ricercarsi nel cosiddetto “vuoto sacro” tipico della nostra società: a causa della forte perdita di potere delle istituzioni religiose, si è creato uno spazio vacuo, che ha impedito alla società l’appagamento delle sue necessità spirituali. Tutto ciò ha contribuito fortemente alla proliferazione di questi gruppi, che hanno avuto modo di agire rapidi ed indisturbati, coperti dal rumore della società.

Le sette si caratterizzano per una forte conflittualità con il mondo intero e i membri di esse si considerano una “classe eletta”, chiamata a partecipare a quel gruppo per salvare se stessi. Questa partecipazione “salvifica” si traduce con una totale dedizione alla causa, che involve un altrettanto totale abbandono dalla famiglia, della società e di tutti coloro che potrebbero in qualsiasi modo aprire gli occhi alla vittima, che il più delle volte è inconsapevole di ciò che è costretta a fare.
Infatti i partecipanti quasi sempre non sono consci di che cosa sono costretti a fare e vedere, ed è proprio così che, in un omertoso silenzio, si consumano crimini come stupri, atti di pedofilia, incesti, violenze fisiche e psicologiche, prostituzione e chissà quante e quali altre efferatezze.

Quando poi qualcuno riesce a uscire da quel terribile labirinto nero, gli viene “amichevolmente” raccomandato di non riferire niente a nessuno, a meno che la sua incolumità o quella dei suoi cari non gli stia troppo a cuore.
La signora Caparesi durante la sua esposizione ci ha fatto notare con precisione una sottile ma fondamentale distinzione: non si condannano le idee alle quali le persone aderiscono, ma devono essere giudicate e messe fuori legge tutte quelle pratiche e quei gesti che sono lesivi delle persone nella loro fisicità e nella loro dignità. Ciò significa che se da una parte ognuno è titolare della libertà di culto, dall’altra questo diritto non deve e non può essere esercitato a danno di altre persone. Ed è qui che la giustizia italiana sembra quantomeno poco efficiente…

Successivamente l’attenzione si è spostata sul nodo fondamentale del reclutamento degli adepti. Esso avviene generalmente tramite un innocuo “passaparola” tra amici: la relatrice ci ha portato a riguardo un esempio molto esplicativo del problema: il fidanzato di una giovane donna era entrato in una setta; la ragazza un giorno andò con lui a uno di questi raduni per tentare di portarlo fuori, e rimase plagiata lei stessa. Questo la dice lunga sui metodi sempre più convincenti di questi gruppi, che sfruttano una tecnica dolce e suadente per indurre nuovi possibili seguaci a partecipare alle sessioni.
Una volta entrato nell’organizzazione, l’individuo viene sottoposto a rigide forme di controllo fisico, ma soprattutto mentale, tese ad allontanare qualsiasi idea o persona che possa anche solo instillare il minimo dubbio nella mente dell’adepto.
In conclusione, desidero esprimere la mia più profonda gratitudine alla signora Caparesi, che è stata anche vittima di minacce a causa del suo impegno attivo e vivace di sensibilizzazione verso questo problema e le auguro di cuore di avere sempre tanta forza per continuare la sua battaglia.

Fabio Romano
liceo scienze sociali Percoto
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