7 aprile 2002

Ancora un suicidio ispirato dalla musica di Marilyn Manson?

Ancora un suicidio ispirato dalla musica di Marilyn Manson?
Carlo Climati
(Giornalsita)

Giornali, radio e televisioni hanno riportato la notizia di un giovane di ventitre anni di Tricase (Lecce), che si é ucciso impiccandosi nella cantina della sua abitazione.
Il giovane, che era un fan di Marilyn Manson, non ha lasciato alcuno scritto per spiegare il suo suicidio. Nella sua
camera, i carabinieri hanno trovato decine di dischi del cantante e le pareti tappezzate di poster della rock-star.

Non è la prima volta che un certo tipo di musica, con contenuti negativi e satanici, viene associata a casi di suicidio. Alcuni mesi fa, una diciottenne di Milazzo si è uccisa nel bagno della sua scuola. Anche lei adorava Marilyn Manson, esponente di spicco della corrente del “rock satanico”.
Su questi episodi è giusto non esprimere giudizi affrettati e superficiali,soprattutto per il rispetto che si deve alle persone e alle loro famiglie.

Ma al tempo stesso, non ci si può sottrarre ad una riflessione sul triste fenomeno dei tanti giovani che “scelgono” la strada della morte.
Che ruolo può avere la musica nel suicidio di un ragazzo? Non è facile dare una risposta a questa domanda. La “scelta” della morte è un fatto molto personale, inspiegabile. Nonostante le mille interpretazioni che i vivi possono dargli, rimarrà sempre un mistero. Un enigma che, forse, neppure il suicida stesso sarebbe in grado di risolvere, se potesse ancora parlare.
Il comportamento dei ragazzi è sempre il frutto di un’educazione.

I bambini, e i giovani, sono dei “contenitori vuoti”, che vengono riempiti, a poco a poco, con i messaggi che ricevono nel corso della propria esistenza.
Oggi i ragazzi sono “educati”, anche, dai mezzi di comunicazione: televisione, Internet, videogiochi, testi di canzoni, riviste, fumetti.

Sono spesso bombardati da messaggi che contribuiscono a creare conflitti e stati di disagio.
Ad esempio, certi cantanti di “rock satanico” insegnano che nella vita vince solo il più forte o che è giusto vendicarsi, invece di perdonare. Tutto questo è orribile. Devastante.
Bisogna, poi, considerare il fenomeno delle “nuove solitudini”.

Ad esempio, la solitudine di chi naviga per ore su Internet, davanti ad un computer. Oppure, la solitudine di chi ha il televisore nella propria cameretta. E anche la solitudine di chi balla in certe discoteche disumane, travolto da una musica assordante che impedisce di comunicare.

Quando si è soli, è molto facile essere schiavizzati, strumentalizzati,
indottrinati dal male e dal pessimismo.
Le “nuove solitudini”, i silenzi, le incomunicabilità dei nostri tempi contribuiscono a creare un terreno fertile per l’ingresso di messaggi negativi, spesso trasmessi dai mezzi di comunicazione. La musica, se usata nel modo sbagliato, può trasformarsi in uno dei principali veicoli di trasmissione della non-cultura della morte.

La musica si può considerare un enorme “spot pubblicitario”, capace di raggiungere il cuore di milioni di persone. I suoi messaggi sono in grado di influenzare le mode, i pensieri, i comportamenti della gente. Non a caso, tanti ragazzi sono soliti scrivere sui propri diari i testi delle loro canzoni preferite, assimilandone i contenuti.

Il mondo della musica, oggi, è sempre più inquinato da cantanti senza scrupoli che inneggiano alla morte, al suicidio, alla droga, alla violenza, al razzismo. E tutto questo accade nel nome del “dio Denaro”.

Il cattivo gusto è utilizzato, abitualmente, per vendere. Per
scandalizzare. Per finire sulle pagine dei giornali e catturare
l’attenzione dei giovani. I ragazzi sono considerati delle “macchinette fabbricasoldi”, alle quali è lecito offrire qualunque cosa, pur di gonfiare il proprio conto in banca. E così, nascono i vari cantanti-spazzatura, profeti del pessimismo e assassini della speranza.

Il messaggio negativo proposto da un disco, da solo, non può certamente spingere alla violenza o all’omicidio. Ma può essere un “seme”, un pericolosissimo seme gettato nel fertile campo del disagio giovanile, in cui convivono sofferenze, solitudini, incertezze, situazioni familiari difficili, disoccupazione, consumo di droghe ed alcolici.

Questo micidiale “cocktail” di rock nichilista e problemi umani può produrre effetti devastanti nella mente di giovani già in crisi o psicologicamente fragili.
Non si può negare che la musica contribuisca a creare idee, stati d’animo,mode, opinioni. Impariamo, perciò, ad utilizzarla con maggiore senso di responsabilità.
Il rock, o le discoteche, non sono necessariamente veicoli di comunicazione di morte o di violenza. Ogni mezzo può essere utilizzato nel bene o nel male. Pensiamo, ad esempio, al bisturi. Nelle mani di un assassino può uccidere. Ma in quelle di un bravo chirurgo può salvare migliaia di vite umane.

Allo stesso modo, la musica può essere usata per promuovere una nuova cultura di speranza e di amore per la Vita. Basta pensare alla recente esplosione, anche in Italia, del fenomeno della “Christian Music” (musica cristiana), con artisti ormai affermati come Roberto Bignoli, Mimmo Iervolino, Paolo Spoladore, Giosy Cento, Cristina Damonte, Matteo Zambuto,
Marco Tavola, Paolo Auricchio, Marcello Marrocchi, Claudio Chieffo, Gaetano Borgo e gruppi rock come i Krisalide e gli Unicospirito.

Non a caso, uno dei siti Internet maggiormente “cliccati” è “Informazione Musica Cristiana” (www.informusic.it), che aggiorna costantemente su questo genere artistico.
Ci sono anche associazioni come Il Mio Dio canta Giovane, che riunisce i cantautori di ispirazione cristiana, e manifestazioni di elevato contenuto artistico come “Il mondo canta Maria”, che si terrà a Schio (Vicenza) il prossimo 30 aprile, ospitando artisti di livello internazionale tra cui Pollyanna Dorough,la sorella di Howie D. dei Backstreet Sara Torres dal
Guatemala, Donna Lee dagli Usa e Angelina (Usa) una ragazza di 15 anni dalla voce straordinaria. E poi, iniziative come “Pater Tv”, che opera nel settore della comunicazione, producendo trasmissioni, video e registrazioni di concerti, al servizio di una nuova evangelizzazione.

Infine, c’è chi utilizza le discoteche in modo positivo, come Frate Michael, promotore del progetto “Spirit in Dance”, con cui si balla nei locali, ma si riesce anche a dialogare e a riflettere.
Insomma, è vero che esistono i cantanti di “rock satanico”. Ma
fortunatamente cresce anche il numero degli artisti che cantano la Vita, l’amore, la pace, la famiglia, la fratellanza universale. Guardiamoci un po’ intorno, e li troveremo.

Carlo Climati
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