29 Maggio 2013

L’ELETTRODOTTO TRA ITALIA E SLOVENIA

                                  
Elettrodotto Okroglo-Udine

I fatti

Il primo progetto di costruire un elettrodotto ad altissimo voltaggio tra Italia e Slovenia è del 2004 su ordine della Elektro-Slovenija ed è giustificato sia da richieste europee che dalla previsione di dover importare energia. In Italia il progetto appare per la prima volta nel piano di sviluppo 2005 della Terna, la SpA a capitale pubblico e privato che si occupa della rete di trasporto dell’energia elettrica.

Il progetto arrivò in Consiglio regionale del FVG che impegnò la Giunta a coinvolgere i Comuni interessati, i quali si opposero all’unanimità. Nonostante questa opposizione la Terna continua a scrivere in tutti i suoi

Piani di sviluppo dal 2005 al 2013 la frase: “Gli studi di rete e le esperienze di esercizio hanno dimostrato l’opportunità di realizzare una nuova linea di interconnessione a 380 kV tra Italia e Slovenia, per aumentare l’import in sicurezza dalla frontiera Nord–Orientale.

L’intervento, che prevede la realizzazione di un nuovo collegamento tra le stazioni di Udine Ovest ed Okroglo, consentirà, inoltre, di rimuovere le attuali limitazioni di esercizio della linea a 380 kV “Redipuglia–Divaca”.

Inoltre il piano 2012 aggiunge: “L’intervento è stato oggetto di studio congiunto tra il gestore di rete sloveno (ELES) e Terna in base all’accordo firmato il 2 febbraio 2004 dalle due società; per l’importanza strategica che riveste, è stato inserito, con la decisione 1364/2006/CE tra i Progetti di Interesse Comune nell’ambito del programma comunitario “Reti transeuropee nel settore dell’Energia Elettrica (TEN E)”.

Più avanti: “Il programma realizzativo degli interventi relativi alle opere di interconnessione previste nel medio e nel lungo periodo nel presente Piano di Sviluppo consentirà di aumentare la capacità di importazione dai Balcani per circa 1.000 MW e dalla frontiera settentrionale per circa 3.000 MW. Tali incrementi sono correlati, fra l’altro, alla realizzazione degli sviluppi di rete sulla frontiera slovena (nuovo elettrodotto 380 kV “Udine-Okroglo”.

Le intenzioni italiane appaiono chiarissime.

Da parte slovena il Programma nazionale dell’ energia (PEN) redatto il 2 giugno 2011 riporta, nella sua versione in inglese la Tabella 30 che contiene gli elettrodotti da 400 kV da costruire in Slovenia, tra cui quello in doppia terna Okroglo-Udine da affidare alla ELES e che ha come scadenza il 2020. Lo stesso PEN sloveno cita il possibile incremento della potenza della centrale nucleare di Kr,s.ko da 1000 MW a 1600 MW, quello che auspicava Tondo un anno fa per far fronte alla presunta mancanza di energia elettrica nella regione.

La Slovenia ha fatto studiare l’impatto dell’elettrodotto sulla salute dell’uomo e degli animali, sul paesaggio, sulla natura e sulla eredità culturale. Lo studio ha assegnato il punteggio C, compreso tra A, nessun impatto, ed E, impatto devastante.

Lo stesso studio ha suggerito due tracciati alternativi, denominati G e H. Nel percorso G l’elettrodotto parte da Okroglo, attraversa Dolenjavas nella valle del fiume Sel,s.ka Sora, corre a nord di Blegos, a sud di Cerkno, lungo la valle del fiume Idrijca, a sud di Mostna Soci e si congiunge alla parte italiana a sud di Livek passando poi per le pendici del monte Kolovrat (passo Solarie).

Nel percorso H l’elettrodotto parte da Okroglo, attraversa Bukovnica nella valle del fiume Sel,s.ka Sora, corre a sud di Blegos e di Cerkno, lungo la valle del fiume Baca, a sud di Tolmino e arriva in Italia.
Sul versante europeo il Piano di sviluppo decennale della rete elettrica europea (TYNDP 2012, redatto dagli operatori del settore, tra cui la Terna) contiene il progetto n. 27 che prevede, tra l’altro, l’elettrodotto Okroglo-Udine e anche uno studio per un elettrodotto offshore tra Italia e Slovenia da 1000 MW a corrente continua.

Per questi progetti di “interesse comune” c’è anche l’appoggio dell’Unione europea la quale ha varato la bozza di Regolamento TEN-E (Trans european Energy Networks) che riguarda i corridoi europei per il mercato unico dell’energia e che dovrà essere esaminata dal Consiglio europeo nel 2013. Bruxelles ha stabilito che le autostrade dell’energia non possono più aspettare e ha identificato 12 corridoi prioritari, tra cui quello tra Italia e Slovenia, definito “collo di bottiglia”.

Sono previste procedure amministrative rapide per l’approvazione (circa tre anni). In questo modo è possibile far apparire la costruzione come obbligatoria per prevenire possibili osservazioni da parte dello Stato e della Regione. Per tale Piano era previsto per il mese di marzo 2012 un processo di consultazione pubblica della durata di sei settimane che doveva concludersi nell’aprile 2012. Chi sia stato consultato (Stato, Regione, Comuni) e l’esito di questa consultazione a noi sono, al momento, ignoti.

Il tracciato italiano

Il tracciato sloveno condiziona anche quello italiano che dovrà attraversare le Valli del Natisone e, per arrivare a Udine, anche i comuni di Cividale, di Moimacco e di Remanzacco.

I piloni

L’elettrodotto previsto è in doppia terna (due linee trifase) e sarà montato su piloni di acciaio di grande altezza (tra 43 e 84 m) per diminuire il loro numero. L’altezza massima permette di distanziare i piloni di 450 m. La figura mostra l’altezza rispetto alla torre di Pisa nel caso vengano usate le dimensioni massime del pilone. L’uso dei piloni monostelo è impossibile in un terreno montagnoso. Nell’attraversamento dei boschi gli alberi verranno tagliati per parecchi metri di larghezza.

I danni dell’elettrodotto

Un elettrodotto aereo genera un campo elettromagnetico la cui intensità dipende dal voltaggio della linea e dalla distanza da essa. Una linea di 380 kV genera un campo elettromagnetico piuttosto elevato che produce danni alla salute, come accertato anche per i semplici cellulari, di cui si consiglia un uso limitato, specie da parte dei bambini. Il campo magnetico si misura in microTesla. Ogni Paese ha posto un valore massimo sopportabile per 4 ore: la Svezia e la Svizzera hanno scelto un valore basso (0,2 e 1 microT).

Gli USA un valore piuttosto alto (15-20 microT). L’Italia ha scelto un valore intermedio (3 microT). A seconda del traliccio usato la distanza di sicurezza cambia. Essa diventa bassa se l’elettrodotto viene interrato. Questa soluzione è però avversata dalla Terna per i costi d’installazione.

Un altro vantaggio dell’interrato è la molto minore dispersione di energia, che è del 6-7% nell’aereo.
La convenienza sta nel fatto che di notte l’energia importata dalla Francia costa di meno di quella prodotta in Italia. Questo perché le centrali nucleari di notte non possono essere spente mentre le nostre, a gas e a carbone, sì. E la notte, essendoci meno richiesta, l’energia costa di meno.

Scrive F. Rendina: “L’Italia è un paese marcatamente in sovracapacità di produzione elettrica, persino esagerata dopo la corsa post-liberalizzazione alla costruzione di centrali al turbogas”. La capacità teorica di produzione in Italia è di 100.000 MW contro una richiesta di picco che non supera la metà.

Per quanto riguarda la nostra regione il bilancio energetico del 2009 (Fonte Terna) è stato il seguente: Energia prodotta 10.001 GWh, energia consumata più le perdite della rete 9.808 GWh. L’energia i
mportata è stata di 6.712 GWh mentre quella esportata è stata di 7.287 GWh.

Quindi consumiamo meno di quanto produciamo ed esportiamo più di quanto importiamo.

Nel 2009 la quota da fotovoltaico era ancora trascurabile (lo 0.18%).

Anche nel 2010 si è prodotto più di quanto consumato ed esportato più di quanto importato (fotovoltaico allo 0,4%). Nel 2011 si è registrato un deficit di 148 GWh ma l’energia prodotta in Regione è stata di 9418 GWh, contro i 10.001 del 2009. Le ragioni di questa riduzione sono incomprensibili dato che non è stata smantellata nessuna centrale e la produzione di fotovoltaico ha fatto un balzo al 2,4%.

Probabilmente anche in FVG la notte si preferisce importare energia piuttosto che produrla. In definitiva, i dati dimostrano che anche per la nostra regione non c’è la necessità assoluta di importare energia elettrica (nonostante i lamenti di alcune nostre industrie meccaniche).

Le reazioni

I sindaci della Valle del Natisone nel 2005 e nel gennaio 2012 (insieme ai loro colleghi sloveni) hanno ribadito la loro ferma contrarietà al progetto, consapevoli dello stravolgimento che tale opera apporterebbe ai loro territori.
Contiamo sulla loro fermezza ma temiamo le capacità della TERNA di ridurre la fermezza con adeguati rimborsi.
Contiamo ancora di più sulla popolazione delle Valli e dei comuni attraversati (tra cui Cividale).

A chi minimizza e accusa di allarmismo (il sindaco di Cividale e il consigliere R. Novelli) rispondiamo che è nostro dovere mettere in guardia amministratori e popolazione dei tentativi ESPLICITI e DOCUMENTATI di dare il via ad un’opera che devasterebbe il territorio e della cui utilità non è stata fornita alcuna spiegazione. La TERNA è una SpA che si vanta dei profitti fatti, anche a spese delle nostre bollette. Che nel nostro paese sia necessario ricostruire una parte della rete elettrica è vero.

E’ tuttavia discutibile che questo debba essere fatto con una megarete di autostrade elettriche che attraversa le parti più belle del paese, invece di costruire reti più flessibili (le smart grids) che sfruttano meglio le nuove installazioni (a base di fotovoltaico, eolico, termosolare e biomassa) che si stanno moltiplicando nel paese e contribuiscono a ridurre considerevolmente l’effetto serra.

La Terna fa quello che vuole anche perché l’Italia non ha un piano elettrico da ben 24 anni come non ce l’ha il FVG, che ha invece approvato una legge sull’energia non rispettosa dell’autonomia della regione.
La nostra posizione è chiara: un NO convinto all’elettrodotto per i danni che esso provoca e per la sua non chiara utilità.
Se si deve fare lo si faccia interrato!

Il pericolo che tale elettrodotto venga IMPOSTO dall’Unione europea in nome di un mercato “libero” a tutto vantaggio delle grandi industrie (con un meccanismo simile a quello che sta succedendo in Val di Susa per la TAV) è reale. All’ultimo momento apprendiamo la notizia che il Governo ha dato il via all’elettrodotto Redipuglia-Udine nonostante l’opposizione di una gran parte dei sindaci e della popolazione.

Il SI di Tondo è stato determinante. Temiamo, al di là delle timide rassicurazioni di Balloch e R. Novelli, che la storia possa ripetersi anche nel Cividalese.
            
Figura fornita dal Comitato per il Friuli rurale.
 
 Ai danni da radiazione bisogna aggiungere quelli, incalcolabili, apportati al paesaggio, che, ricordiamo, è tutelato dalla Costituzione (art. 9). L’elettrodotto attraverserebbe una delle Valli più belle del FVG (oltre alla valle dell’Isonzo) e un territorio che comprende un sito protetto dall’ UNESCO.
Il paesaggio verrebbe definitivamente stravolto. Non ci sono calcoli economici che possano far accettare questo stravolgimento, tanto più in zone che hanno come sola prospettiva di sviluppo il turismo e l’agricoltura privilegiata.

La domanda

L’energia elettrica che proviene dalla Slovenia è davvero così necessaria alla nostra Regione?
La sempre affermata necessità di dover importare energia elettrica in Italia e nella nostra regione è una colossale balla. E’ invece vero che l’energia elettrica costa inspiegabilmente di più che negli altri paesi.

In un articolo del Sole 24 ore del 2 dicembre scorso F. Rendina afferma che è vero che ancora importiamo energia elettrica, ma lo facciamo per convenienza, non per necessità.                      
 
(articolo del n.10 de “Il Ponte” sul progettato elettrodotto Okroglo-Udine)

Franco Quadrifoglio