12 Aprile 2007

Addio alla Formazione Professionale nei CFP?

Secondo Gardner, famoso psicologo americano, “l’intelligenza pratica si
esplicita nell’abilità di usare strumenti, di saper organizzare,
attuare progetti concreti, dimostrare come si fa.”

Il nostro Centro di Formazione “Civiform” di Cividale del Friuli ha
sempre accolto sin dagli anni ’50 ragazzi in gran parte muniti di
questo tipo di intelligenza i quali si sono poi inseriti bene nel
tessuto produttivo della Regione. Ciò significa che la strategia
formativa funzionava bene perché si è riusciti ad integrare socialmente
ragazzi che forse avrebbero potuto trovare le porte chiuse.

Attualmente ci troviamo, lo sanno tutti, in una situazione paradossale:
nell’ambito della prima formazione da noi si iscrivono ragazzi che sono
spesso demotivati ad intraprendere un ciclo di studi teorici più
impegnativo. Dall’altra un mercato del lavoro che richiede giovani più
preparati professionalmente ed in grado di affrontare le sfide della
globalizzazione.

Realisticamente parlando, però, anche se le attuali proiezioni sugli
effetti sociali della globalizzazione ci può disorientare, nella nostra
realtà locale, molte attività artigianali continuano di fatto ad
esistere ed operare: muratori, falegnami, ristoratori, elettricisti,
meccanici,grafici, saldocarpentieri ecc. sono sempre molto richiesti.

L’attuale filosofia della legge sulla scuola che sta per essere
discussa dal Consiglio Regionale e che prevede l’innalzamento
dell’obbligo scolastico a 16 anni, con particolare riguardo agli
articoli 18 e 55, tende ad escludere quasi totalmente Centri come il
nostro che sinora hanno usufruito di fondi regionali appositi per poter
operare.

Tra le righe del disegno di legge approvato dalla Giunta Regionale
risalta il ruolo marginale che avranno i Centri di Formazione
Professionale come il nostro, i quali si ridurranno ad operare 
solo nell’ambito dell’integrazione a servizio dell’istruzione
obbligatoria. Ciò significa praticamente dover smantellare gran parte
della struttura sinora faticosamente costruita negli anni con
efficacia.

I motivi sono semplici da intuire: con questa legge, infatti, potranno
iscriversi solo allievi che hanno compiuto 16 anni. Ciò significa
obbligare ragazzi assolutamente demotivati  ad affrontare per un
biennio studi teorici in un istituto scolastico, con scarsa probabilità
di successo (a tale proposito sarebbe interessante che le istituzioni
analizzassero a fondo le cause di queste demotivazioni).

Questo fatto non tiene conto di quelle che sono le normali attitudini
ed inclinazioni del ragazzo proprio nel momento più difficile della sua
vita che è l’adolescenza. In questo caso, anche se l’intenzione è
quella di evitare la dispersione scolastica, in pratica si incrementa
una dispersione “motivazionale” a scapito di una più seria preparazione
professionale.

Anche se è previsto un minimo di integrazione con la formazione
professionale, l’istruzione obbligatoria teorica rischia di risultare
controproducente per questi giovani dall’intelligenza pratica e dalle
abilità manuali spiccate che perderanno del loro prezioso tempo ad
odiare materie che difficilmente assimileranno con efficienza.

Statistiche alla mano, il trend del numero dei ragazzi demotivati agli
studi teorici sta paradossalmente aumentando. Centri professionali come
il nostro riescono ad assorbire bene questo tipo di utenza per poi
immetterla nel mercato del lavoro.
In base a queste realistiche osservazioni, si invita il Consiglio
Regionale nella fase di dibattimento relativa al ddl della Giunta a
riflettere seriamente se la chiusura conseguente di Centri come il
nostro  possa giovare all’intera società civile ed economica.

La società non può essere formata da soli ingegneri o letterati, ma ha
anche bisogno di  falegnami, muratori, ristoratori, grafici,
meccanici, elettricisti competenti ed onesti. Solo vivendo in simili
realtà si può intuire più in profondità il ruolo importante che 
hanno questi CFP, perché molti sono i giovani che sono stati formati e
inseriti nella società.  

Non dimentichiamo anche lo specifico di questi Centri caratterizzato
dalla trasmissione di valori consolidati nel tempo, i quali tendono a
promuovere l’uomo integrale, curando la formazione della persona e
della sua professionalità.

Il suggerimento che sorge spontaneo è quello di accreditare e
rafforzare, invece, strutture come queste attraverso forme particolari
di investimenti e di incentivi senza mortificare il  personale che
opera in situazioni di notevole disagio e dispendio energetico con
leggi che avvantaggiano solo certe realtà formative che hanno più peso
politico e sociale.  

Leggendo in profondità il ddl della Giunta e vivendo quotidianamente la
realtà della scuola e della formazione professionale, viene spontanea
la domanda da parte di noi docenti che da decenni viviamo nel mondo
della formazione professionale: un simile sistema formativo è realmente
al servizio dei giovani o è il contrario?

FORMATORI DEL CIVIFORM DI CIVIDALE