29 dicembre 2001

Ilario e Taziano

+ I6 marzo 284

memoria: 16 marzo

Il martirologio geronimiano ricorda, al 16 marzo, i martiri Ilario e Taziano: XVII Kal. Apr. In Aquileia. Helari. Tatiani.

Il Catalogo episcopale aquileiese indica Ilario come secondo vescovo di Aquileia e Taziano come suo diacono. Gli acta, redatti in forma fantasiosa verosimilmente intorno alla fine dell’XI secolo, narrano come il giovane Ilario si dedicasse con serio impegno allo studio e alla meditazione, eccellendo nella conoscenza delle sacre scritture.
Per questo motivo la comunità cristiana di Aquileia lo volle prima diacono e poi vescovo, quale successore diretto del protovescovo Ermacora. Ilario scelse come suo diacono un concittadino di nome Taziano. Durante la persecuzione scatenata dall’imperatore Numeriano, nel 284, il preside di Aquileia Beronio, istigato da Monofante, sacerdote di Ercole, fece arrestare Ilario.

Il vescovo fu condotto nel tempio di Ercole e gli fu intimato di sacrificare agli idoli. Egli rifiutò, saldo nella fede nonostante le esortazioni, le lusinghe e le minacce.
Allora Beronio lo condannò alla fustigazione: ben trenta centurioni si alternarono nell’esecuzione della condanna, ma invano, poiché il santo non cedette.

Il preside ordinò che fosse legato al cavalletto e scarnificato; mentre gli uncini di ferro gli dilaniavano le carni, il santo cantava sereno inni a Dio. La tortura fu inasprita: gli aguzzini gli versarono nelle ferite aceto, sale e peli di cammello. A quel punto Ilario, dopo aver invocato il Signore, soffio verso gli idoli d’argento collocati sull’ara, mandandoli in polvere.
I sacerdoti pagani, impauriti, chiesero a Beronio di liberare la città da quel mago potente e il preside fece rinchiudere il vescovo in prigione. Il giorno successivo anche Taziano fu incarcerato.

I due santi si misero a pregare insieme e subito il fra gore di un tuono terribile mandò in pezzi il tempio di Ercole e causò la morte per spavento di numerose persone.
Beronio, temendo l’ira dei sacerdoti, decretò l’immediata pena di morte dei due santi e di altri tre cristiani prigionieri di nome Felice, Largo e Dionigi.
Come nel caso di Ermacora e Fortunato, anche se le vicende tramandate dagli acta sono frutto di fantasia e denotano gli intenti di edificazione spirituale perseguiti dal compilatore, non c’é motivo per dubitare della realtà storica di Ilario e Taziano.

Verso la fine del IV secolo fu edificata in Aquileia, in prossimità del foro, una memoria dedicata a sant’Ilario; i suoi resti furono indagati archeologicamente negli anni Sessanta e Settanta.
Era un edificio esternamente a pianta quadrata, internamente ottagonale; la sua peculiarità stava nel fatto che era stato eretto proprio sopra il cardine massimo della città e che il lastricato stradale era stato mantenuto come pavimento della cappella.
La sua costruzione rese necessaria la deviazione di una delle piu importanti arterie cittadine.

Certamente la scelta dell’insolito sito era dovuta a un’importante motivazione: con ogni verosimiglianza si era voluta erigere una memoria nel luogo in cui era avvenuto l’arresto di Ilario. Non si può pensare infatti che l’edificio sacro sia stato edificato sopra la sua tomba, in quanto questa doveva trovarsi all’esterno della cinta muraria, come esigeva la legge romana.

La primitiva memoria, modificata nel corso del tempo, rimase agibile fino al 1799, allorché fu demolita in conseguenza dei decreti di soppressione di istituti religiosi emanati da Giuseppe II d’ Asburgo. Esistono due documenti che mostrano l’aspetto architettonico della cappella fra Sei e Settecento: il dipinto del palazzo arcivescovile di Udine con la pianta prospettica di Aquileia del 1693 e i disegni del canonico ed erudito Gian Domenico Bertoli (1676-1763).

Non si ha alcun documento, invece, relativo alla tomba dei due martiri, che era ancora nota alla fine del VI secolo. A quell’epoca, infatti, il patriarca Paolino, a causa dell’invasione longobarda, si rifugiò nel castrum di Grado, portando in salvo le reliquie dei martiri aquileiesi, tra le quali anche quelle di Ilario e Taziano.

Presunte loro reliquie sono tuttora conservate nella cripta della basilica di Aquileia.
Il culto dei santi Ilario e Taziano non ebbe diffusione fuori di Aquileia fino all’ epoca carolingia, per questo motivo non sono menzionati nei martirologi cosiddetti «storici».
A Ilario e Taziano era dedicata una chiesetta che sorgeva nell’area dell’attuale cattedrale di Gorizia almeno fin dall’inizio del secolo XIII; essa, ampliata, divenne chiesa parrocchiale ne11460;
la cattedrale metropolitana, eretta nella seconda metà del Seicento, ea loro intitolata da11830.

I santi patroni sono raffigurati nelle due statue marmore e ai lati dell’altare maggiore, scolpite nel 1707 dai goriziani Giovanni e Leonardo Pacassi. Essi compaiono anche, insieme alla Madonna e a san Carlo, nella bella pala dipinta nel1825 da Giuseppe Tominz. Nel tesoro della cattedrale sono conservate presunte reliquie dei due patroni: in due busti reliquiari in legno dipinto e dorato del primo Cinquecento e in un reliquiario in argento dorato, vetro ed ebano, a forma di scatola con il coperchio bombato e munito di quattro guglie, della meta del Settecento.

Ilario e Taziano sono raffigurati inoltre nell’abside della basilica di Aquileia, negli affreschi del catino, a si nistra della Vergine con il Bambino, accanto a san Marco.
Fra le otto figure di santi martiri della parete curvilinea compaiono invece Dionisio, Largo e Felice, che secondo gli acta subirono il martirio nello stesso giorno di Ilario e Taziano.
Nell’absidiola del transetto sinistro gli stessi pittori che decorarono l’abside maggiore al tempo del patriarca Poppone (1019-1042) affrescarono le figure di Ilario e Largo, identificabili dai nomi scritti accanto; nel terzo personaggio con ogni probabilità è da riconoscere il diacono Taziano. Ilario e Taziano, insieme ai loro predecessori Ermacora e Fortunato, sono rappresentati a sbalzo nella pala d’argento del duomo di Cividale del Friuli, commissionata dal patriarca Pellegrino II (1194-1204) a orafi di formazione romanico-bizantina.

GABRIELLA BRUMAT DELLASORTE

BIBLIOGRAFIA
CARAFFA F., IlarioJ TazianoJ FeliceJ Largo e Dionigi, in Bibliotheca Sanctorum, vol. VII, colI. 728730, Roma 1966.
TAVANO S., Sant’Ilario patrono di Gorizia, Udine 1969.