3 Maggio 2002

L’arte friulana del Novecento in mostra a Buttrio

dal Messaggero Veneto del 3/04/2002

“Passioni private” presenta un’antologia di alcuni dei migliori frutti della pittura e della scultura nostrane

Passioni private. Arte del ‘900 da collezioni friulane è la mostra inauguratasi alla Villa di Toppo Florio di Buttrio in occasione del 70° anniversario della Fiera dei Vini. Promossa dalla pro Loco di Buttrio, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della galleria 3G Arte contemporanea, da alcuni mesi apertasi in via Poscolle 71/7 a Udine, l’esposizione appare come un chiaro segnale di ricerca culturale tesa ad approfondire la conoscenza del panorama artistico locale. Lo sguardo adottato per tale ricerca è quello che sta dalla parte del collezionismo privato, non necessariamente legato ai sentieri istituzionali, quindi all’operatività dei musei e delle gallerie.

Uno sguardo che incide però nel vivo della produzione artistica, che si sviluppa a ridosso degli atelier, che entra in diretto contatto con l’operatività e la vita degli artisti, per condurre le loro opere direttamente nelle stanze di casa degli acquirenti. In qualche caso questa via appare mediata da poche gallerie fidate; in altri casi si sviluppa a prescindere da intermediazioni. In ogni caso, però, traccia il passo di un orizzonte veritiero, quello della ricerca artistica locale, dal quale il tempo fa emergere profili e opere comunque accreditate istituzionalmente. E’ quanto si constata dalla visita alla mostra, suddivisa in due sezioni. La prima, curata da Alessandro Del Puppo, propone una selezione di opere dei maestri friulani del Novecento fino agli anni Sessanta-Settanta. Sotto la voce Figure, ritratti presenta opere di Pittino, Coceani, Tavagnacco, Anzil, Zigaina, quest’ultimo rappresentato dal ritratto materno che ha partecipato alla Biennale veneziana del 1954. Immagini del territorio sono quelle di Pellis, Dreossi, Bront, De Cillia; Il dialogo con l’Europa è invece affrontato da Afro, Lucatello e Celiberti; la Scultura è rappresentata da Mirko, Ceschia e Darko; mentre l’orizzonte di un’arte che dialoga con se stessa è quello di Alviani, Zavagno e Ciussi.

La seconda sezione, curata da Sabrina Zannier, presenta sette artisti emersi nel panorama regionale, e non solo, dagli anni Ottanta. Qui le opere di Gaetano Bodanza, Walter Bortolossi, Elio Caredda, Paolo Comuzzi, Giuseppino De Cesco, Stefano Marotta & Roberto Russo delineano un ampio ventaglio delle ricerche in corso, sia dal punto di vista dei media utilizzati, sia delle poetiche e delle problematiche affrontate. Dalla rivalsa della pittura tradizionale fino alla cosiddetta pittura digitale, dall’installazione al video alla fotografia che dettano lo scarto rispetto alla valenza che li contraddistingueva negli anni Sessanta e Settanta, si giunge alla nuova identità della scultura. Il tutto contemplando problematiche scientifico-tecnologiche, sociali e identitarie, quotidianità spicciole che fanno da contraltare a visioni ascetiche e spirituali, fino ai più tecnologici scenari futuribili.

La problematica innescata da questa rassegna è piuttosto ampia e curiosa. Come sottolineato dai due curatori nei rispettivi saggi in catalogo, da un lato emerge la scollatura temporale fra gli orizzonti artistici accreditati dalle istituzioni museali, dalle gallerie private e dal collezionismo autonomo, ossia quello che si sviluppa direttamente entro gli atelier degli artisti.

Dall’altro lato, scattano gli indubbi raffronti e le inevitabili verifiche tra il panorama artistico locale e quello nazionale e internazionale ad esso coevo, a sottolineare quella relazione sempre più pressante tra genius loci e internazionalità. Insomma, se la sezione storica presenta opere e nomi ormai pienamente accreditati in regione, e altri assolutamente rappresentativi della storia dell’arte italiana ed europea, indicando così la via di un vincente collezionismo del passato; la sezione contemporanea indica invece i poliedrici sentieri di un collezionismo del presente e del futuro che, alla luce di tempi e ritmi della comunicazione e della diffusione dell’informazione ormai più veloci e incalzanti, già contiene conferme e accrediti da fuori regione anche a proposito di artisti emersi addirittura alla fine degli anni Novanta.

Il raffronto tra le singole storie e i singoli percorsi linguistici sottesi alle due sezioni diviene allora ulteriore motivo di riflessione tanto di un collezionismo che risponde a sollecitazioni emozionali, culturali e commerciali, tanto degli sviluppi delle ricerche regionali rispetto a quelle nazionali.

Giulia Fagiolo
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