14 Maggio 2002

Etica in internet (1°p: 1/12)

PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

ETICA IN INTERNET�

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INTRODUZIONE

« Lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l’umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione. La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all’altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l’altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose ».1

Negli ultimi dieci anni, la verità di queste parole è apparsa sempre più chiara. Non c’è bisogno di grandi sforzi di immaginazione per considerare la terra come un globo ronzante di trasmissioni elettroniche, un pianeta blaterante, annidato nel silenzio dello spazio. In conseguenza di ciò, le persone sono più felici e migliori? Questa è la questione etica che si pone.

Per molti versi lo sono. I nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo sottolineato nel documento allegato al presente,2 servono anche la causa della religione. Tuttavia vi è un’altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere.

2. Fra i mezzi di comunicazione, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, che durante lo scorso secolo e mezzo hanno progressivamente eliminato il tempo e lo spazio come ostacoli alla comunicazione fra un gran numero di persone, Internet è il più recente e per molti aspetti il più potente. Il suo impatto sugli individui, sulle nazioni, e sulla comunità delle nazioni è già enorme ed aumenta di giorno in giorno.

In questo documento desideriamo esporre il punto di vista cattolico di Internet quale punto di partenza per la partecipazione della Chiesa nel dialogo con altri settori della società, specialmente con altri gruppi religiosi, riguardo all’evoluzione e all’utilizzo di questo meraviglioso strumento tecnologico. Internet sta facendo del bene e promette di farne ancora di più. Tuttavia è anche certo che può fare del male. Il bene o il male che ne deriverà dipenderà da alcune scelte, per la messa in atto delle quali la Chiesa offre due contributi molto importanti: il suo impegno a favore della dignità della persona umana e la sua lunga tradizione di saggezza morale.3

3. Così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la comunità di persone sono elementi centrali per la valutazione etica di Internet. Per quanto concerne il messaggio trasmesso, il processo di comunicazione e le questioni strutturali e sistematiche insite nella comunicazione, « il principio etico fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone ».4

Il bene comune, « l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente »,5 offre un secondo principio utile per una valutazione etica delle comunicazioni sociali. Esso dovrebbe essere inteso in modo integrale come l’insieme degli obbiettivi per i quali i membri di una comunità si impegnano e alla realizzazione e al sostegno dei quali la comunità deve la sua esistenza. Il bene degli individui dipende dal bene comune delle loro comunità.

La virtù che dispone la gente a tutelare e a promuovere il bene comune è la solidarietà. Non è un sentimento di « vaga e superficiale compassione » di fronte alle altrui difficoltà, ma è « la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti ».6 Soprattutto oggi, la solidarietà ha assunto una dimensione internazionale chiara e forte. Parlare di bene comune internazionale è corretto ed è obbligatorio adoperarsi per esso.

4. Il bene comune internazionale, la virtù della solidarietà, la rivoluzione nei mezzi di comunicazione sociale, la tecnologia informatica e Internet sono tutte realtà attinenti al processo di globalizzazione.

In larga misura, la nuova tecnologia guida e promuove la globalizzazione, creando una situazione nella quale « il commercio e le comunicazioni non sono più costretti entro i confini del Paese di appartenenza ».7

Le conseguenze rivestono un’importanza fondamentale. La globalizzazione può accrescere il benessere e promuovere lo sviluppo. Essa offre vantaggi quali « l’efficienza e l’incremento della produzione… l’unità fra i popoli… e un migliore servizio alla famiglia umana ».8 Tuttavia, finora questi benefici non sono condivisi in maniera uniforme. Alcuni individui, imprese commerciali e Paesi hanno visto aumentare enormemente il loro benessere mentre altri sono rimasti indietro. Intere nazioni sono state escluse quasi del tutto dal processo, private di un posto nel nuovo mondo che va prendendo forma. « La mondializzazione, che ha trasformato profondamente i sistemi economici creando insperate possibilità di crescita, ha anche fatto sì che molti siano rimasti ai bordi del cammino: la disoccupazione nei Paesi più sviluppati e la miseria in troppe Nazioni del Sud dell’emisfero continuano a trattenere milioni di donne e di uomini lontano dal progresso e dal benessere ».9

È chiaro, senza alcun dubbio, che le società che sono entrate nel processo di globalizzazione lo hanno fatto operando una scelta libera e informata. Invece « molte persone, in particolare quelle più svantaggiate, la vivono come un’imposizione piuttosto che come un processo al quale possono partecipare attivamente ».10

In molte parti del mondo, la globalizzazione sta favorendo cambiamenti sociali rapidi e travolgenti. Questo processo non è solo economico, ma anche culturale e presenta aspetti sia positivi sia negativi. « Le persone che ne sono soggette spesso considerano la globalizzazione come un’inondazione distruttiva che minaccia le norme sociali che le hanno tutelate e i punti di riferimento culturali che hanno dato loro un orientamento di vita … I cambiamenti nella tecnologia e nei rapporti di lavoro sono troppo veloci perché le culture possano stare al passo con esse ».11

5. Una delle principali conseguenze della deregolamentazione degli ultimi anni è stata un passaggio di potere dagli stati nazionali alle compagnie transnazionali. È importante aiutare e incoraggiare queste compagnie a mettere il proprio potere al servizio del bene dell’umanità. Ciò evidenzia la necessità di una comunicazione e di un dialogo maggiori fra loro e gli organismi implicati come la Chiesa.

Un impegno risoluto a praticare la solidarietà a servizio del bene comune all’interno delle nazioni e fra di esse, dovrebbe dar forma e guidare il nostro uso della nuova tecnologia informatica e di Internet. Questa tecnologia può essere uno strumento per risolvere problemi umani, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, creando un mondo governato da giustizia, pace e amore. Come, più di trent’anni fa, sottolineò l’Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, i succitati mezzi hanno la capacità di far sì che tutti gli uomini, in ogni luogo della terra, « diventino partecipi dei gravi problemi e delle difficoltà che incombono su ciascun individuo e su tutta la società ».12

Ciò è sorprendente. Internet può contribuire a far sì che questa idea diventi realtà per le persone, i gruppi, le nazioni e per tutta la razza umana, se viene utilizzato alla luce di principi etici chiari e sani, in particolare della virtù della solidarietà. Ciò andrà a beneficio di tutti perché « lo sappiamo oggi più di ieri, non saremo mai felici e in pace gli uni senza gli altri, ed ancor meno gli uni contro gli altri ».13 Sarà espressione di quella spiritualità di comunione che implica « la capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio » insieme alla capacità « di fare spazio al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6, 2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano ».14

6. La diffusione di Internet solleva anche un certo numero di questioni etiche circa la riservatezza, la sicurezza e la confidenzialità dei dati, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale, la pornografia, siti che incitano all’odio, la diffusione di pettegolezzi e di diffamazioni mascherati da notizie e molto altro. Ne affronteremo brevemente alcune che richiedono un’analisi e un dibattito costanti da parte di tutte le parti in causa.

Comunque non pensiamo che Internet sia solo fonte di problemi, piuttosto lo consideriamo fonte di benefici per la razza umana, benefici che si realizzeranno pienamente solo dopo la soluzione dei problemi esistenti.

II

INTERNET

7. Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l’anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell’ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo « di stimoli narcisistico e autoreferenziale ».15

Può essere utilizzato per rompere l’isolamento degli individui e dei gruppi oppure per intensificarlo.

8. La configurazione tecnologica che sottintende ad Internet è strettamente legata ai suoi aspetti etici: le persone furono portate ad usarlo nel modo in cui era stato progettato e a progettarlo in modo che fosse adatto a quel tipo di utilizzazione. In effetti questo « nuovo » sistema risale agli anni ’60, ossia agli anni della guerra fredda, quando si volevano sventare attacchi nucleari creando una rete decentrata di computer contenenti dati essenziali. La decentralizzazione fu la chiave del sistema, poiché in tal modo, almeno così si ragionò, la perdita di un computer o perfino di molti di essi non avrebbe significato automaticamente la perdita di tutti i dati.

Una visione idealistica del libero scambio di informazioni e di idee ha svolto un ruolo positivo nello sviluppo di Internet. Tuttavia la sua configurazione decentralizzata e l’elaborazione parimenti decentralizzata della Rete Mondiale degli ultimi anni ’80 si sono dimostrate congeniali a un pensiero che si opponeva in via di principio a qualsiasi cosa sapesse di legittima regolamentazione della responsabilità pubblica. A proposito di Internet si delineò un individualismo esagerato. Questo, si disse, è un nuovo regno, il meraviglioso paese del ciberspazio, dove è possibile ogni sorta di espressione e dove l’unica legge è la totale libertà individuale di fare ciò che si vuole. Questo significò che la sola comunità, della quale nel ciberspazio si sarebbero riconosciuti veramente diritti e interessi, sarebbe stata quella dei libertari radicali. Ancora oggi, questa concezione influenza alcuni circoli, supportata dai tipici argomenti libertari utilizzati per difendere la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione in generale.16

Sebbene sia ovvio che gli individualisti radicali e gli imprenditori rappresentano due gruppi diversi, esiste una convergenza di interessi fra quanti desiderano che Internet divenga la sede di quasi qualsiasi tipo di espressione, indipendentemente da quanto sia abietta e distruttiva, e quanti desiderano che Internet sia un canale commerciale di modello neo-liberista « che considera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e dei popoli ».17

9. Lo sviluppo eccezionale dell’informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone ad usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. « Il libero flusso delle immagini e delle parole su scala mondiale sta trasformando non solo le relazioni tra i popoli a livello politico ed economico, ma la stessa comprensione del mondo. Questo fenomeno offre molteplici potenzialità ».18 Se basato su valori condivisi, radicati nella natura della persona,��il�dialogo��interculturale,�reso��possibile�da Internet e da altri mezzi di comunicazione sociale, può essere « strumento privilegiato per costruire la civiltà dell’amore ».19

Ma non è tutto. « Paradossalmente, proprio le forze che portano a una migliore comunicazione possono condurre anche all’aumento dell’alienazione e dell’egocentrismo ».20 Internet può unire le persone, ma può anche dividerle, sia come individui sia come gruppi diffidenti l’uno nei confronti dell’altro e separati dall’ideologia, dalla politica, da passioni, dalla razza, dall’etnia, da differenze intergenerazionali e perfino dalla religione. È già stato utilizzato in modo aggressivo, quasi come un’arma di guerra, e si parla già del pericolo rappresentato dal « ciber-terrorismo ».

Sarebbe amaramente ironico che questo strumento di comunicazione, con un tale potenziale di aggregazione umana, tornasse alle proprie origini, risalenti alla guerra fredda, e divenisse un’area di conflitto internazionale.

III

ALCUNI MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE

10. Quanto abbiamo detto finora contiene alcuni motivi di preoccupazione circa Internet.

Uno fra i più importanti è quello che oggi viene definito « digital-divide », una forma di discriminazione che divide i ricchi dai poveri, fra le nazioni e al loro interno, sulla base dell’accesso o dell’impossibilità di accesso alla nuova tecnologia informatica. In questo senso, si tratta di una versione aggiornata dell’antico divario fra i ricchi e i poveri di informazioni.

L’espressione « digital divide » evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. È necessario che « il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione ».21

È necessario individuare modi per rendere Internet accessibile ai gruppi meno avvantaggiati, sia direttamente sia collegandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a più basso costo. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche hanno la responsabilità particolare di creare e conservare siti di questo tipo.

Mentre prende forma la nuova economia globale, la Chiesa opera affinché « in questo processo vinca l’umanità tutta e non solo un’élite ricca che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta ». La Chiesa desidera « una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone ».22

A questo proposito è necessario tener presente che le cause e le conseguenze di questo divario non sono soltanto economiche ma anche tecniche, sociali e culturali. Così, ad esempio, un altro « divide » esiste a danno delle donne e anch’esso va eliminato.

11. Siamo preoccupati per le dimensioni culturali di quanto accade. In particolare, quali strumenti potenti del processo di globalizzazione, la nuova tecnologia informatica e Internet trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali, e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali.

Il dialogo e l’arricchimento interculturale sono senza dubbio molto desiderabili. Infatti « il dialogo fra le culture è particolarmente necessario oggi a motivo dell’impatto dei muovi mezzi di comunicazione sociale sulla vita degli individui e dei popoli ».23 Tuttavia esso deve fluire in due direzioni. I sistemi culturali hanno molto da imparare l’uno dall’altro e imporre a una cultura la visione del mondo, i valori e perfino la lingua propri di un’altra, non è dialogo. È imperialismo culturale.

Quello del dominio culturale diviene un problema particolarmente grave quando la cultura dominante trasmette valori falsi e contrari al bene autentico delle persone e dei gruppi. Così come stanno le cose, Internet, insieme ad altri mezzi di comunicazione sociale, sta trasmettendo messaggi carichi di valori proprii della cultura secolare occidentale a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e di confrontarli. Ciò causa problemi gravi, ad esempio nell’ambito del matrimonio e della vita familiare, che stanno sperimentando « una crisi diffusa e radicale » 24 in molte aree del mondo.

In tali circostanze la sensibilità culturale e il rispetto per i valori e le credenze degli altri sono indispensabili. Il dialogo interculturale che salvaguarda le culture, come « espressioni storiche varie e geniali dell’originaria unità della famiglia umana » e « la loro reciproca comprensione e comunione »,25 è necessario per costruire e mantenere il senso di solidarietà internazionale.

12. Complessa e fonte di ulteriori preoccupazioni è anche la questione della libertà di espressione su Internet.

Sosteniamo con vigore la libertà di espressione e il libero scambio delle idee. La libertà di cercare e conoscere la verità è un diritto umano fondamentale 26 e la libertà di espressione è una pietra d’angolo della democrazia. « Tutto questo esige che l’uomo, nel rispetto dell’ordine morale e della comune utilità, possa liberamente investigare il vero, manifestare e diffondere la sua opinione… ed infine, informarsi secondo verità sugli eventi di carattere pubblico ».27 E l’opinione pubblica, « una espressione essenziale della natura umana organizzata in società », esige assolutamente « la libertà di manifestare il proprio sentimento e il proprio pensiero ».28

Alla luce di queste esigenze del bene comune, deploriamo i tentativi da parte delle autorità pubbliche di bloccare l’accesso all’informazione su Internet o su altri mezzi di comunicazione sociale perché li ritengono pericolosi o imbarazzanti per loro, di manipolare l’opinione pubblica a scopo di propaganda e di disinformazione o di impedire la legittima libertà di espressione e di pensiero. A questo riguardo i regimi autoritari sono i peggiori trasgressori, ma il problema esiste anche nelle democrazie liberali, dove l’accesso ai mezzi di comunicazione sociale per fare politica spesso dipende dalla ricchezza e dove i politici e i loro consiglieri non rispettano la verità e la lealtà, calunniando i propri oppositori e riducendo i problemi a dimensioni insignificanti.