8 Aprile 2007

Francesco Calviello

Francesco Calviello è nato a Udine nel 1975.

mail:francescocalviello@libero.it
cell. 347.8473148

Nel 2001 ha conseguito la laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nell’ultimo periodo trascorso nel capoluogo veneto, ha intrapreso studi
trattatistici dei codici rinascimentali del ‘400 e ‘500 e sviluppato,
attraverso la produzione di numerosi elaborati grafici, l’indagine
anatomica sulla figura umana.

Ha esposto in diverse mostre personali e collettive, dedicandosi dal
2005 con Antonio Tomasella allo sviluppo del progetto espositivo
itinerante sul tema dell’Apocalisse di Giovanni. Le prime due tappe a
Motta di Livenza (Tv) e a Udine presso la chiesa di San Cristoforo.

Ha maturato esperienze in ambito grafico, illustrativo, dedicandosi
infine alla pittura decorativa murale d’interni ed esterni. A luglio
2006 ha partecipato alla rassegna ‘Il vero il falso e l’arte
dell’inganno’ a Nogaredo di Prato (Ud), autore di uno fra i portali
decorati, visitabili permanentemente.

In precedenza, nel 2004, ha avuto l’incarico, presso Campoformido (Ud),
di eseguire il dipinto votivo stante sull’edificio storico del Trattato
di Napoleone Bonaparte.

Svolge il ruolo di insegnamento presso la Galleria Artemisia di Pozzuolo del Friuli (Ud).

A Udine coordina l’attività di un laboratorio di pittura, aperto alla
cittadinanza, ove sostiene un progetto diretto a favorire
l’integrazione con la realtà del disagio psichico.  

ALCUNE OPERE SULL’APOCALISSE DI GIOVANNI



1-l’Agnello (Ap 14, 1-5)

Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme
centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il
suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo,
come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La
voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano
nel canto con le loro arpe.
Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro
esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel
cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.
Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e
seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini
come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla
loro bocca; sono senza macchia.



2(tela)-Mietitura  (Ap. 14, 14-18)

Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava
seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in
mano una falce affilata. Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a
gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e
mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è
matura».
Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.
Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch’egli
tenendo una falce affilata. Un altro angelo, che ha potere sul fuoco,
uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce
affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della
vigna della terra, perché le sue uve sono mature»



3-Sette Flagelli (Ap. 15, 1; 15, 5-8; 16, 1)

Poi
vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che
avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere
l’ira di Dio.
Dopo ciò vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda
della Testimonianza; dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i
sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di
cinture d’oro. Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli
sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio che vive nei secoli dei secoli.
Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua
potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine
i sette flagelli dei sette angeli.
Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli:
«Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio».



4-Babilonia (Ap. 17, 1-18)

Allora uno dei sette
angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni,
ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le
grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli
abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua
prostituzione».L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi
una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi,
con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di
scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano
una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua
prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso:
«Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della
terra».
E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei
martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l’angelo
mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna
e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.
La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per
andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è
scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno
al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. Qui ci vuole
una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui
quali è seduta la donna; e sono anche sette re. I primi cinque sono
caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e
quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Quanto alla bestia che era
e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in
perdizione. Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non
hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per
un’ora soltanto insieme con la bestia. Questi hanno un unico intento:
consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. Essi
combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il
Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati,
gli eletti e i fedeli».
Poi l’angelo mi disse: «Le acque che hai viste, presso le quali siede
la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue. Le
dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la
spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la
bruceranno col fuoco. Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare
il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia,
finché si realizzino le parole di Dio. La donna che hai vista
simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra».



5(tela)-Parola di Dio (Ap. 19, 11-16)

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo
cavalcava si chiamava «Fedele» e «Verace»: egli giudica e combatte con
giustizia.
I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti
diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui.
E’ avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di
Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di
lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire
con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel
tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente.
Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.



6-Incatenamento per 1000 anni (Ap. 20, 1-3)

Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e
una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè
il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò
nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché
non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo
questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo.



7-Caduta definitiva (Ap. 20, 7-10)

Quando i
mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e
uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e
Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia
del mare. Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero
d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco
scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu
gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il
falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei
secoli.



8-Giudizio Finale (Ap. 20, 11-15)

Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla
sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia
di sé. Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono.
Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della
vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei
libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso
custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e
ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.Poi la morte e gli inferi
furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo
stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato
nello stagno di fuoco.



9-Nuova Gerusalemme (Ap. 21, 9-27; 22, 1-5)

Ap. 21, 9-27
Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe
piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la
fidanzata, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su
di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che
scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo
splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di
diaspro cristallino. La città è cinta da un grande e alto muro con
dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i
nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a
settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre
porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali
sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la
città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato, la
sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la
canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza
sono eguali. Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro
braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo.
Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a
terso cristallo.Le fondamenta delle mura della città sono adorne di
ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il
secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il
quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito,
l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio,
l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte
sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la
piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.
Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e
l’Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del
sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la
sua lampada è l’Agnello.
Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.


Ap.22, 1-5

Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che
scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. [2]In mezzo alla piazza
della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di
vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie
dell’albero servono a guarire le nazioni.
E non vi sarà più maledizione. Il trono di Dio e dell’Agnello sarà in
mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e
porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte e non
avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.



10-Epilogo (Ap. 22, 6-21)

Poi mi disse: «Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio
che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi
servi ciò che deve accadere tra breve. Ecco, io verrò presto. Beato chi
custodisce le parole profetiche di questo libro».
Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che
le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le aveva
mostrate. Ma egli mi disse: «Guardati dal farlo! Io sono un servo di
Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che
custodiscono le parole di questo libro. E’ Dio che devi adorare».
Poi aggiunse: «Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo
libro, perché il tempo è vicino. Il perverso continui pure a essere
perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a
praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a
ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e
l’Ultimo, il principio e la fine. Beati coloro che lavano le loro
vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le
porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli
omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!
Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose
riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la
stella radiosa del mattino».
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!».
Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.
Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi
vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli
descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo
libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città
santa, descritti in questo libro.
Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni,
Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Per vedere le opere dell’altro artista Antonio Tomasella cliccare:
Antonio Tomasella