1 Novembre 2006

Rinaldo Bon

RINALDO BON: “Beati i miti, perchè erediteranno la terra”

Rinaldo, mio suocero, è stato uno degli uomini più miti che io abbia conosciuto. Ha avuto una giovinezza travagliata.
Fu reclutato giovanissimo dall’esercito italiano e mandato subito al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale.

Fu prigioniero degli inglesi in Grecia dove fu costretto ad un duro lavoro: lastricare gli areoporti.
Poi fu mandato in Russia: con gli occhi lucidi ricordava le
battaglie(…), i morti , i dispersi. Raccontava di essere riuscito a
salvarsi grazie alla sua volontà di sopravvivenza usando ogni strategia
e facendosi anche ospitare, durante la ritirata, nelle Izba…

Aveva riportato vivo un suo commilitone (Giovanni Tomada) che stava
morendo assiderato dal freddo polare. Lo aveva riconosciuto anche se
sfigurato dal freddo, e lo caricò su un camion.

In seguito cambiò alcuni mestieri. Poi formò la sua famigliola con
Diletta, mia suocera. Nacquero Laura, che divenne mia moglie, e Giorgio.
Per lunghi anni andava a lavorare a Udine per la Montecatini. Si recava
da Campoformido in via Gervasutta in bicicletta. Nulla lo
fermava:pioggia, vento, freddo… Compiva il suo dovere quotidiano con
eroismo.
Quando andò in pensione si riteneva l’uomo più fortunato del paese.

Chiunque gli chiedesse qualcosa riguardante la sua vita, usava
rispondere in friulano, facendosi il segno della croce: “No ai flat par
ringrasià il Signor”  – Non ho fiato per ringraziare il Signore.

Rinaldo è uno degli uomini più miti che io abbia conosciuto.
A 89 anni è spirato in casa, assistito amorevolmente dai suoi familiari.
Alle eseque gli ho dedicato questa preghiera:

Signore, grazie per averci donato una persona come Rinaldo, mio suocero.
Tu, Signore, hai detto  “Beati i miti, perchè erediteranno la terra”. 
Rinaldo esprimeva questa mitezza nel suo modo di pensare e di agire
tutto particolare, nel lasciarsi condurre quasi come un bimbo,
specialmente nell’ultimo periodo della sua vita.

Padre, Tu ci hai messo accanto una persona la cui docilità ed ingenuità
catturavano la tenerezza e anche la simpatia di coloro che lo
ascoltavano: a tutti raccontava spesso  dei suoi drammatici
periodi passati in Grecia, in Albania, in Russia; periodi
particolarmente fissati nella sua memoria a lungo termine.

Era fiero della sua appartenenza al valoroso corpo degli alpini,
consapevole del fatto di essere rimasto uno dei pochi superstiti della
Julia ritornati sani e salvi dalla  Russia.

Signore, nei tuoi misteriosi disegni d’amore gli hai concesso ancora
tanti anni di vita anche perchè aveva  una missione da compiere:
formare una famiglia fondata su valori cristiani, la quale è sempre
stata unita e si è prodigata con amore per assisterlo sino al suo
ultimo momento terreno.

Grazie, o Signore, per averci messo accanto una persona così semplice,
mite, gioviale, che non portava alcun rancore verso nessuno, che non ha
mai criticato alcuno, che ti era sempre grato per i tuoi doni: aspetti
della sua personalità, questi, che facevano passare in secondo piano le
sue piccole fragilità umane.

Ancora grazie, Signore, per la  testimonianza di quest’uomo umile
di cuore, per il fatto che non si è mai lamentato per i  disagi
sofferti durante la malattia e che aveva ancora la forza di scherzare
sino all’ultimo.

Siamo certi, Signore, che lo accoglierai tra le tue braccia come il
pastore a cui allude il profeta Isaia: “porta gli agnellini sul seno e
conduce pian piano le pecore madri” (Is.40,11)  “I suoi bimbi
saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati
(Is.66,12)”