27 Ottobre 2006

BEPPINO PAUSSA

Beppino Paussa: un uomo amato da tutti


Ho conosciuto Beppino negli anni ottanta e da allora diventammo amici.

In ogni occasione di incontro si parlava dei problemi locali, sociali politici, ma affrontavamo anche tematiche spirituali.

Qualche giorno prima della sua scomparsa lo andai a trovare a casa: il volto e la voce esprimevano dignitosamente la sua sofferenza, ma il suo animo era profondamente sereno. Si intuiva che si stava preparando al grande trapasso come un incontro amorevolmente importante verso i Padre.

Con Rosita, sua moglie che faceva la maestra elementare, ci meravigliamo spesso del modo misterioso di agire della Provvidenza. Negli anni ottanta le proposi di venire a fare un viaggio a Medjugorje descrivendole con entusiasmo quelli che avevo fatto precedentemente. Lei non ne voleva sapere, ma poi tutto sembrò orientato alla sua chiamata: si liberò l’unico posto del pullman ormai colmo ed ebbe facilmente il permesso dal Direttore Didattico di assentarsi.

Al ritorno si sentiva interiormente trasformata e questo fatto si ripercosse nel tempo anche su Beppino….

Beppino Paussa era essenzialmente una persona semplice, che amava stare con tutti e soprattutto con le persone come lui, spontanee, vere. Riusciva a stabilire un rapporto immediato, amichevole con quanti lo avvicinavano di qualsiasi estrazione sociale, grado o cultura fossero e verso tutti era disponibile per un consiglio, un aiuto, un sorriso, una pacca sulla spalla.

Era un gran lavoratore: per molti anni è stato corrispondente del Gazzettino e del Messaggero Veneto. Ultimamente quale Presidente del CIFO e del Tiro a Segno Nazionale, come membro dei Veterani dello Sport e altri, attività che svolgeva con grande scrupolo e passione per le quali era stata richiesta l’onorificenza di Commendatore.

Quale Presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cividale e delle Valli del Natisone, incarico che ricoprì per due legislature, e quale Consigliere della Comunità Montana, aveva cercato in tutti i modi possibile di opporsi al progressivo abbandono e degrado delle Valli del Natisone che tanto amava. Oborza, un piccolo delizioso paese dove ora risposano le sue spoglie era il suo paese natale.

Vi si recava sempre ogni estate e da giovane si divertiva a scorrazzare nei boschi a caccia di ghiri (era un maestro nell’inventare primordiali trappole), poi faceva essiccare le pelli su assi di legno che successivamente vendeva; e poi a falciare il fieno, a rastrellare e rivoltare l’erba per comporre le mede…

Vi è stato un periodo verso gli anni ‘60 in cui era affascinato dal ruolo di presentatore che gli era capitato per caso, quando un noto personaggio televisivo ad alcune serate aveva dato forfait. Veramente amava stare col microfono in mano, era proprio un vezzo che aveva continuato a sperimentare nel corso degli anni in svariatissime situazioni, in spettacoli, anche di un certo livello, presentando personaggi famosi tuttora in auge, al fianco dei quali conservava le foto; all’elezione di Reginette e miss a Grado e Lignano. Co la Cetra dei Piccoli emula lo Zecchino d’Oro che per alcuni anni ebbe notevole successo a Cividale e in altre occasioni ancora.

Apprezzato per la sua verve e per la sua disinvoltura, gli era stato proposto di frequentare un periodo di preparazione a Bologna e poi l’avrebbero assunto in RAI, ma rinunciò. Rosita, sua moglie, afferma: a causa della responsabilità verso moglie e figli, ci siamo persi un Pippo Baudo ante litteram, rinuncia che gli costò non poco.

A parte questo a tutto si dedicava con scrupolo, passione, competenza e amore, vuoi in campo politico amministrativo, lavorativo, sportivo e, ultimamente soprattutto nel volontariato e nel sociale. Aveva infatti una particolare sollecitudine per il sociale, per la centralità dell’uomo come come obiettivo primario: sentiva una fortissima tensione per i bisogni della gente, per i problemi quotidiani della gente e per la qualità della vita, tensione che si concretizzava in varie iniziative, aiuti cui si dedicava con umiltà, costanza ed abnegazione.

Ovviamente aveva i suoi difetti, i suoi alti e bassi, i le sue lacune, come tutti, ma che si erano andati via via stemperando nel tempo e comunque sempre sorretto da una grande umanità ed in ogni sua espressione buona o meno, era vero, autentico…mitico.

Nel settembre 1998 la grande svolta: dopo un viaggio a Medjugorje, fatto più per curiosità che per convinzione, ritornò a casa “rivoltato come un calzino” – così si esprimeva Rosita, – con una fede ritrovata, vera, forte, irreversibile che si trasformava vieppiù in opere, tante opere di solidarietà verso gli ultimi, i poveri, i sofferenti, con un volontariato assiduo e costante nella casa per anziani ed in situazioni delicate ed impegnative che ha portato vanti con abnegazione e coraggio fino agli ultimi giorni nonostante la sofferenza, i limiti e le difficoltà legate alla sua malattia.

L’Eucarestia e la preghiera sono state la sua forza ed il suo viatico e l’hanno accompagnato fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro,dandogli pace e serenità pur nella prova estrema.

Aveva maturato una spiritualità che andava oltre le cose di quaggiù “che ancora sconcerta perfino me che giorno dopo giorno condividevo e lo accompagnavo in questo percorso” – afferma Rosita.

Dopo la sua scomparsa furono trovati molti suoi scritti significativi.

Eccone alcuni:

“Grazie per Medjugorje, che ha cambiato la mia vita e il mio cuore e l’ha colmato d’amore per tutti e, se l’esempio di quel po’ di bene che ho cercato di fare in questi ultimi anni e la mia testimonianza serviranno a far riflettere e cambiare anche un solo cuore e ad avvicinarlo alla fede, non sarò vissuto invano.”

Qualche giorno prima, intravedendo prossima la sua fine terrena, scrive:

“Buio… buio… ancora buio?

Aneli alla fessura di flebile luce… in fondo… non la raggiungi… pedali a vuoto… allor ti fermi… mediti…. preghi…. supplichi?

D’improvviso luce! Luce intesa che squarcia la fessura… luce di vita… è fatta! Ora sappi attendere!”

“Morire è scivolare verso Dio”

Il nipote Edoardo (che ora ha 13 anni), a
nche lui presente in questo libro, gli dedica questa poesia:

AL RUDE MEDITATIVO DI OBORZA

Chiunque in volto lo scrutasse

coglieva chi era in verità :

pareva che niente gli mancasse

tranne il titolo di santità.

Era lui cavalier Beppino

per onore e virtù decorato,

a cui Maria, con Gesù bambino,

un posto a Lei vicino avea serbato.

Uomo d’ ingegno senza misura

che ora e sempre ci fa stupefare

e di mitezza pienamente pura:

giammai alcuno lo potrà eguagliare .

Di compianto non era certo privo,

tantomeno d’immensa carità,

la tenacia è un attributo effettivo,

è questa l’indiscutibile realtà .

Ora al luogo natale giacerà

da polvere oborzese fu creato,

sempre di questo fiero lui sarà

or con suo sgravio in essa è ri tornato .

Il nipote Edoardo