9 Maggio 2002

…2000 anni di storia – commenti

La collaborazione tra diversi artisti, la volontà di stare assieme per creare qualche cosa di unico e che nel contempo possa far riflettere sul percorso compiuto dall’umanità, dall’anno zero” al 2000 sono elementi fondamentali per interpretare questa maestosa tela chiamata per l’ appunto “Millennium 2000”.
L’input di questa idea, nata in occasione della “Quarte d’Avost”, è stata sviluppata e concretizzata nel corso di questi ultimi mesi con l’intento di portarla a compimento in occasione delle feste natalizie e lo scadere del millennio.

Nel corso della realizzazione di questa tela, definita ormai da ” Guinnes dei primati”, molte sono state le persone che hanno potuto seguire da vicino l’intenso lavoro degli artisti.
Artisti di questo Comune, vecchi e giovani, che si sono arricchiti a vicenda scambiandosi esperienze ed entusiasmo. In questo improvvisato e particolare “atelier”, ogni domenica hanno trovato spazio anche iniziative culturali ( musicali, letterarie, ecc..) che proseguiranno anche dopo l’inaugurazione ufficiale della mostra.
E’ con particolare soddisfazione che l’Amministrazione Comunale plaude all’iniziativa, sia sotto il profil artistico-culturale che umano; un modo singolare e unico per unire valori e festa insieme poiche, come il pittore francese Yves Klein,” la pittura come la poesia, e l’arte di creare delle anime che tengono compagnia ad altre anime”speriamo di trovarci numerosissimi a Povoletto, uniti da questo filo invisibile che è l’ Arte.

Grazie, dunque, ad artisti ed organizzatori con infinita riconoscenza.
L’ Assessore alla Cultura Paolo Antares
il Sindaco Roberto Tracogna

MIRACOLO A POVOLETfO

I miracoli possono esser grandi e piccoli. Commisurati alle circostanze e al luogo dove avvengono. Per le religioni sono avvenimenti che contraddicono le regole naturali.
Su un piano più quotidiano, sono avvenimenti altamente improbabili che si manifestano per un concorso irripetibile di circostanze.

Metti una serie di manifestazioni culturali, portate da Milano da un trio di operatori (di cui un “populetano”) che hanno sconvolto il tranquillo ricorrerre di una sagra estiva pluricentenaria, aggiungi il diretto coinvolgimento degli artisti operanti suI territorio comunale con l’invito a realizzare un quadro a tema, infine fa accadere tutto questo alIa vigilia dell’inizio di un nuovo secolo e di un nuovo millennio, e le condizioni favorevoli a un miracolo sono presenti!

Manca l’elemento scatenante che può o non può esserci: l’entusiasmo. E l’entusiasmo c’e stato e ha fatto sì che il progetto fosse grandioso e, per molti aspetti, fuori del comune. A opera realizzata, gli artisti sono concordi nel riconoscere di aver vissuto un’esperienza indimenticabile nella quale hanno imparato a conoscersi meglio e a dialogare con il pubblico occasionale venuto a sbirciare i lavori nello studio improvvisato dell’ex Municipio.

Per una volta, forse per la prima, s’é dimostrato che a Povoletto si possono elettrizzare, o dinamizzare, i componenti di un gruppo, giovani e anziani, se motivati da una realizzazione sentita da tutti. E anche questo è miracolo! I casi della vita, le amicizie che incontriamo nel nostro percorso terreno modificano traiettorie prevedibili inducendoci a soste piu o meno prolungate e a deviazioni inattese.

Già imbarcato nella quiescienza senza storia del pensionato, una di queste amicizie mi ha fatto scoprire il Friuli. Avevo alle spalle lnni di critici d’arte militante, destinata alla stampa, alla radio e alla tv svizzere, piu di un decennio d’insegnamento di storia dell’arte e critica al Centro Scolastico Industrie Artistiche di Lugano la mia città natale, poi diversi anni di conduzione delle attività culturali e artistiche luganesi e credevo che non mi aspettasse nulla di nuovo se non la raccolta delle mie memorie.

Cominciata quasi per gioco, nel l995, la proposta culturale inserita nelle Quarte d’Avost si è rivelatia un’idea vincente, tanto da svilupparsi anno dopo anno in un’organizzi:lzione sempre piu esigente e con orizzonti di volta in volta più ambiziosi: tanto da fare del ricorrente acquartieramento agostano del gruppo operativo d Siacco, nell’ospitale casa do Gemma Caruzzi Mirolo, un appuntamento ineludibile.
Con il passare degli anni, l’iniziale diffidenza dei populetani è andata facendo posto a una collaborazione sempre più aperta. La grande tela Millennium 2000 sta a dimostrare che l’intrusione da fuori nella vecchia sagra ha prodotto frutti sul posto.

L’invito agli artisti del Comune a realizzare un quadro ispirato all’ Africa per la mostra estiva incentrata sul continente nero, non è stato vissuto come un’ingiunzione, bensì come un momento nuovo, inaspettato, che si è voluto sfruttare prolungandone gli effetti nel tempo smentendo il modemo luogo comune che vuole l’artista contemporaneo tanto isolato nel suo “ego” da non poter sopportare la vicinanza del collega.

Gli artisti sono 13, i metri dipinti in lunghezza sono 30. Il periodo evocato corrisponde agli ultimi 2000 anni di storia secondo il nostro calendario riformato gregoriano. 24 sono i pannelli illustrati o”stazioni” del bimillennio. I 13 artisti si sono ripartiti il lungo percorso storico secondo le loro affinità e le loro sollecitazioni culturali.

Ne è risultato uno svolgersi a fumetti, o come un giapponese romanzo illustrato (un”makemono”) di tipo orrizzontale con scelte e omissioni che a qualcuno potranno sembrare arbitrarie ma che riflettono la condizione dei partecipanti, il loro essere inanzitutto friulani, abitanti di una marca di confine con spiccate particolarità di lingua e di cultura, profondamente cattolica e ancora largamente rurale.

Da qui l’europocentrismo di molte immagini scelte. Il grande quadro di Povoletto è soprattutto da vedersi come una visione locale, friulana, del bimillennio, che sta per finire (e che per l’esattezza terminerà il 31 dicembre del 2000!).
Da questa sua particolare angolatura trae il suo inedito valore di testimonianza. Non tocca a me, critico d’arte, stabilire una graduatoria dell’opera dei tredici partecipanti, proprio perche c’è chi -ed è inevitabile- ha azzeccato meglio e chi in qualche raro caso, è passato accanto al tema.

C’e da dire che i pannelli sono tutti dipinti a olio su tela, tranne due “la Cometa” e”Mozart” che sono realizzati in acrilico. Vi è poi un pannello -“Bisanzio”- che si distacca da tutti perché propone una superficie”materica” dove l’oro predominante è arricchito dal rilievo di piccoli semi e pietruzze colorate. Una notevole attenzione è stata riservata ai trapassi fra una scena e l’altra in modo da mantenere, a livello compositivo e cromatico, un fluire continuo del racconto.

E’ interessante notare il prevalere di episodi dominati dai gialli, dai verdi chiari, dagli arancioni, in alcuni punti della narrazione: un po’ dopo l’inizio, dove appare il Rinascimento e poco prima dell’epilogo finale. Forse il gruppo d’immagini che meglio legano insieme incomincia con il delizioso cavaliere turco -che sembra uscito da una miniatura persiana- passa per Mozart e la “ritirata di Russia’ e termina con l’invenzione di Marconi. Il prevalere di atmosfere nottume, di soffuse immagini evocate, conferisce un’unità piu evidente alle scene nonostante siano state dipinte da mani diverse.

La grande tela di Povoletto, che è al tempo stesso -in sintonia con le tendenze attuali-“performance” e installazione, murale e graffito urbano, e un racconto a tappe. dove ogni immagine e come il suono di un preclso strumento, o come una voce umana che poi unita ad altre fa concento. E’ un opera che, al di là delle qualità e degli esiti dei vari componenti. apre un positivo spiraglio sulla possibilità di ricondurre l’arte al servizio di grandi temi.


Agile, veloce, giocata su differenti punti di visione che, fotogramma dopo fotogramma, racconta una storia: la nostra, passata e presente, futura.
Fotogrammi che compongono e si scompongono in immagini caleidoscopiche, oniriche, in flash-back a volte giocosi, a volte orchestrati su riferimenti, citazioni, simboli, archetipi.
Sogni di visioni a comporre “Millennium 2000”, panoramica a tutto campo sui venti secoli della nostra storia che hanno definito la civiltà occidentale.
Insomma, quello che siamo e quello che saremo. E a farlo, fotogramma dopo fotogramma, ci hanno pensato le immagini che, sorta di mosaico moderno, si intersecano a formare una tela lunga 30 metri.

Trenta metri di racconto ideato dal gruppo dei 13 : sono gli artisti di Povoletto che si sono addentrati in questa ersperienza scegliendo di raccontare e raccontarsi alloro paese, ma anche al mondo. E raccontare non servendosi, ognuno, di una voce solitaria, monocorde, ma attraverso un messaggio corale che crea una polifonia visiva omogenea nell’accentuare le diversita.

E va sottolineato come risulta fascinoso anche l’inizio del percoso, il momento dell’input in cui l’idea si e concretata. Allora, va ricordata una data estiva importante per la gente di Povoletto: la storica “Quarte d’Avost”. Festa nella quale è stato ritagliato uno spazio anche per l’evento culturale: e si arriva così all’edizione “99”, centrata sull’ Africa. Orchestrata in sezioni differenti, una delle quali dedicata ai pittori locali.
E, proprio in quel contesto, i 13 artisti, pensando alla loro prossima uscita di gruppo, prevista per il periodo natalizio, hanno deciso di proporsi in maniera nuova, inaspettata.
Ecco, allora, la tela definita tranquillamente da Guinnes de primati vista la sua estensione. Tela formata da tanti pannelli sui quali il “discorso” di uno si interseca con quello dell’altro.
Un insieme che non crea una “cacofonia” visiva: anzi, l’avvicinarsi e l’avvicendarsi di stili e tecniche diverse nel trattare i soggetti ne hanno smussato diversità, sottolineandone invece le possibili affinità.
Insomma, un insieme nel quale l’entusiasmo dei pittori esce accentuato. Ma di cosa parla “Millennium 2000”? Cosa hanno voluto narrare i 13 pittori.?

Intanto ricordiamo i loro nomi:
FRANCA CASTENETTO, MARINO FABBRO, FRANCESCO FATTORI (coordinatore del lavoro) BARBARA GABRIELE, UGO GANGHERI, CLAUDIA GASTALDO, REMIGIO GIORGIUTTI, MORENA MARESIA, LUIGI MARTINIS, SILVANO PATRIARCA, IRENE SARA, MARA SQUALIZZA ed ENRICO ZANFAGNINI.

Grandi eventi e grandi uomini che hanno segnato il passato ma anche il presente, nei diversi aspetti della storia, interpretati attraverso l’estro dell’artista o tramite la rilettura personale di citazioni.
Ecco allora, facendo un’ analisi alla moviola , fotogramma dopo fotogramma di questo filmato pittorico chiamato Millennium 2001 e girato, giorno dopo giorno, in quel di Povoletto. Il primo episodio e la Natività di Enrico Zanfagnini, seguito dalla Crocefissione firmata da uno dei decani del gruppo, Luigi Martinis, e poi dalla Resurrezione dipinta da Claudia Gastaldo.

Tre episodi fondamentali della tradizione cristiana ai quali ,fanno seguito altre pagine di storia: l’arrivo dei Longobardi, dei popoli del nord. Levigato racconto firmato Francesco Fattori, dove la ricerca del particolare è sottolineata anche dall’intervento di materiali tessili.
Immagine affiancata ai Bizantini di Morena Maresia. Popolo riflesso attraverso un simbolo: una scelta coloristica che parla dell’aureo splendore dei passaggi musivi, accentuato pure dall’utilità
di materiali che ne ricordano le tessere.

Segue la materica immagine firmata Irene Sara. Sono i gironi dell’inferno dantesco rappresentata con una vena coloristica dall’ardita forza centrifuga. Ecco, poi, un passo oltre: un altro momento in cui l’uso materico della tinta definisce contorni e forme.
E’ la scoperta dell’America rappresentata strizzando l’occhio alla pop art, attraverso i suoi simboli: Mickey Mouse, la statua della Libertà, l’Empire State Building.

Citazioni d’autore raffinate sono poi quelle che ha realizzato Mara Squalizza: e l’opera Leonardo da Vinci (omaggiato anche attraverso la citazione del celeberrimo autoritratto “a sanguigna”).

Ancora un riferimento alla storia dell’arte per raccontare con gusto personale un capolavoro di Botticelli. A interpretare questo passaggio è stato nuovamente Enrico Zanfagnini.
Flash sul mondo dell’arte e, poi, il ritorno alla storia curato da Morena Maresia: sono i turchi,”i turcs tal Friul”.

Poi un salto nell’arte musicale: e l’omaggio a uno dei più grandi compositori della storia, il salisburghese Mozart. Firmato Marino Fabbro. Storia anche con Franca Castenetto: un’immagine che trasmette un vivace senso di movimento, che parla della presa della Bastiglia del percorso delle truppe napoleoniche.

Spenti questi echi rivoluzionari, ecco un’altra rivoluziune: è quella industriale che Remigio Giorgiutti ha voluto collocare nel cuore di Udine.

In piazza S. Giacomoper la precisione. E nell’immafine dai colori tersi spiccano, infatti, la prima auto e l’aeroplano. Rireoviamo poi Francesco Fattori e la sua lettura di Einstein, di nuovo anche Remigio Giorgiutti che, attraverso un’immagine essenziale, giocata su tonalità in equilibrio, parla di comunicazione. Marconi e la prima prova di trasmissione. Un mezzo di comunicazione, di arte, è anche quello ricordato, con l’accentuato tratto materico, da Barbara Gabriele : è il cinema dei fratelli Lumière.

Segue Silvano Patriarca a rappresentare un argomento che tocca gli animi.
Le due guerre cruente del secolo, la tragedia dei campi di sterminio dove il dramma dei deportati è reso con un efficace espediente visivo: una spirale di corpi che si contorce su se stessa, spirale di morte e poi angoscia resa attraverso volti divenuti maschere.

Ecco, poi, un ” quadro” firmato da Ugo Gangheri. E’ il Papa che il Giubileo del 2000 beatificherà: Giovanni XXIII, avvicinato da una “presenza” sfumata. Sopra l’immagine del Pontefice è resa in sovraimpressione: quella di un angelo che sembra sintetizzare il senso del riconoscimento all’onore degli altari.

A quella del “Papa buono” è affiancata un’altra immagine ricca di efficacia realizzata da Luigi Martinis. Con pochi tratti, sicuri, si ricorda un personaggio come John Kennedy. Un ritratto nitido,vivo, accostato al simbolo della lotta del presidente per i diritti: la tensione l’una verso l’altra di due mani, una bianca e una nera.

Segue Marino Fabbro, autore di un lavoro che racconta del primo uomo sulla luna. Lo fa attraverso una ricca simbologia: proietta l’osservatore nello spazio a catturare la traccia del movimento dell’astro, dato da nitidi ma contrastanti interventi di colore.

Un ‘altra sezione dell’opera che parla non della storia mondiale, ma di un evento drammatico per il Friuli, e poi quella del terremoto. E per rammentarlo, Claudia Gastaldo non ha rappresentato solo la distruzione ma con il suo linguaggio lineare ha parlato di un gesto di speranza.
Ha ricordato un fatto di cronaca indelebile nelle coscienze: e il salvataggio di una bambina, rimasta sepolta sotto le macerie per tre giorni assieme alla madre, che la mantenne in vita allattandola e sacrificando se stessa.

Storia del Friuli e, poi, un’altra dimensione, la conquista dello spazio di Irene Sara; poi ancora Ugo Gangheri e la cometa e l’eclissi; infine, Silvano Patriarca che riassume nel suo lavoro eventi drammatici del passato prossimo e del presente: ecco, allora, la guerra di Bosnia, i profughi, la fame nel mondo. Spiccano due grandi figure di questo secolo di fine millennio: Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II nelle vesti di Cristo in croce a riassumere e raccogliere in sé la sofferenza

Mariarosa Rigotti