17 ottobre 2001

Le vetrate della Parrocchia di S.Quirino Martire a Udine

squir01 pictureLe vetrate commentate da mons. Luciano Nobile

IL TEMA GENERALE DELLE VETRATE

Padre Fiorenzo Maria Gobbo ha elaborato il tema ricco di tutta la decorazione artistico-catechistica delle vetrate:
«Il titolo della nuova aula ecclesiale dedicata a «Maria Santissima Regina e Madre di Misericordia e a San Luigi Gonzaga» 6 stato determinante per la scelta tematica. Maria, Madre di Cristo e della Chiesa e inserita nel mistero liturgico terrestre collegato alla liturgia celeste che si celebra nella santa città, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da parte di Dio (Ap. 21,2).
Mi sono convinto della necessità inderogabile di risolvere la decorazione con una simbologia il più possibile astratta ed insieme ricca di teologia ecclesiale».
Allora la tematica si sviluppa attraverso 3 momenti progressivi e collegati insieme da un’unica forza di comunione che e lo Spirito Santo:
– La Gerusalemme nuova celebra la sua liturgia celeste in comunione con la Chiesa dei pellegrini (vetrata centrale).
– Maria è icona della Chiesa: Ella è un frammento in cui tutta la storia della Chiesa si è già realizzata ed è per noi segno di speranza (vetrate delle 8 campate della Chiesa).
– La Chiesa fa l’Eucarestia e l’Eucarestia fa la Chiesa (vetrate porta est, sud e ovest).


a) La grande vetrata centrale (facciata sud )

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La liturgia della Chiesa-Gerusalemme celeste è il punto focale di partenza per la centralità della posizione e del tema, nella prua prospicente l’altare. Lo spunto è preso dai capitoli 4 – 5 – 21 – 22 dell’ Apocalisse dove il Padre presenta l’ Agnello immolato e risorto all’umanità redenta che lo acclama e lo adora.

– La Trinità Il Padre, trascendente, affascinante ed inesprimibile non può essere descritto ma l’autore dell’ Apocalisse ci partecipa qualcosa di ciò che egli stesso ha sentito di Dio nella sua vita. L’esperienza di Dio dona quel senso di bellezza e di gioia indicibile che si prova davanti ad una pietra preziosa che agli occhi brilla e riluce nel cuore: «Colui che era seduto suI trono assomigliava allo splendore della pietra preziosa del diaspro e della comalina: appariva simile allo smeraldo» (Ap. 4,31). Qui come anche nelle absidi delle Chiese paleo-cristiane Dio viene presentato come fonte della vita nel simbolo della conchiglia (color violetto). Dal suo seno esce l’ Agnello immolato e risorto, il Figlio Gesù il Cristo, che con la sua croce unisce cielo e terra e con la sua luce solare raccoglie l’umanità e la guida nel tempo verso l’eternità. Dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito Santo, fiume di acqua viva che irriga e feconda la nuova Gerusalemme e l’albero della vita che cresce sulle sue sponde (Ap. 22,1-2), simbolo della partecipazione sacramentale della Chiesa terrestre a quella celeste, in comunione con la vita divina.


– Gli Angeli e gli esseri viventi

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Davanti al trono di Dio Padre stanno splendenti come fiaccole i 7 Angeli delle Chiese (fasce di luce che salgono verso l’apice) e la Trinità viene adorata dai 4 esseri viventi (simboli degli Evangelisti: l’uomo = Matteo; il leone = Marco; il bue = Luca; l’aquila = Giovanni).
Questi personaggi misteriosi sono il punto di incontro tra l’iniziativa salvifica di Dio e la risposta di tutto il creato, infatti essi esprimono l’azione di Dio che, uscendo dalla sua trascendenza, si muove in direzione dell’uomo e con la sua VOlonta, la sua forza, la sua fecondita, lo sguardo acuto della sua onniscienza provoca una reazione positiva dell’uomo che risponde. E’ una concretizzazione dell’opera svolta dallo Spirito di Dio. Tutti questi personaggi diventano protagonisti di una celebrazione dossologica cioé di una lode divina ed intervengono attivamente nello sviluppo dell’azione salvifica. Dio celebrato nella sua santità inacessibile, viene a contatto con lo svolgersi della storia umana e porta a compimento la sua opera creatrice.

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– La nuova Gerusalemme

L’opera trinitaria, così brevemente richiamata e riassunta, si staglia sul fondale della Gerusalemme celeste, costruita con pietre preziose; 12 porte permettono l’accesso. Davanti ad esse stanno 12 Angeli rappresentanti le 12 tribù di Israele (Ap. 21,12) quale segno dell’universalita della salvezza.


La porta dei Sacramenti – La porta ovest (Via Cicogna)

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* Il Pellicano non è simbolo biblico ma tradizionale ed è nato dalla leggenda secondo la quale esso stesso fa sgorgare il sangue dal suo petto, in un atto di amore, per nutrire i suoi piccoli. Nella tradizione ecclesiale è diventato simbolo di Cristo dal cui fianco squarciato uscì sangue ed acqua (Giov. 19,33-34) per la riconciliazione e la divinizzazione di tutta la Chiesa.
Il tema e ripreso anche da San Tommaso d’ Aquino nell’inno «Adoro te devote»: «Pie pellicane, Jesu Domine / me immundum munda tuo sanguine / cuius una stilla salvum facere / totum mundum quit ab omni scelere». «Pio Pellicano, Gesù Signore / monda me peccatore col tuo sangue / di cui una sola goccia basta per salvare / il mondo intero da ogni peccato».

* AI centro si trova il monogramma di Cristo: «Jesus Hominum Salvator» Gesù salvatore degli uomini! In questo simbolo e espressa la fede di tutti i tempi.

* L’Agnello pasquale immolato e risorto (sgozzato, ma ritto in piedi) glorificato suI monte Sion della nuova Gerusalemme (Ap. 5,6) ha la totalità dell’energia messianica e la pienezza dello Spirito in azione: Egli è la sorgente dell’acqua della salvezza; da Lui sgorgano sette fiumi, i Sacramenti che sono segno e realtà della vita divina partecipata alla Chiesa e che scendono a irrigare il mondo intero.
In queste acque abbondanti nuotano 12 pesci, simbolo della universalità della chiamata alla salvezza.

La porta sud ( cortile )Porta della comunità ecclesiale
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La comunità ecclesiale è gia unita a Cristo tramite il Battesimo. Questa verità e messa in risalto dalla parabola della vite e dei tralci (Giov. 15, 1-26) raccontata da Gesù. Sullo sfondo si nota un Cristo in croce che fiorisce come vite da cui si diramano i tralci carichi di frutti. Gesù è la vite, noi i tralci: finché restiamo a Lui uniti, scorre in noi la vita divina, la vita della grazia e noi produciamo frutti di vita eterna. Questa vite che è Cristo e la Chiesa (Corpo mistico di Cristo), è destinata a crescere e per la potenza di Dio «ha riempito la terra.
La sua ombra copriva le montagne ed i suoi rami i più alti cedri. Ha esteso i suoi tralci fino al mare e arrivavano al fiume i suoi germogli» (Salmo 30,9-12).
I colori tenui e delicati di questa porta-vetrata ci aiutano a prendere coscienza della nostra comunione intima con Dio e con i fratelli, che rinnoviamo e alimentiamo ogni domenica nella celebrazione della Santa Messa.
«La Chiesa fa l’Eucarestia e l’Eucarestia fa la Chiesa» la quale in Cristo-vite vive la sua unita.

Il quadro precedente si completa neIla finestra fissa accanto alla porta ove è simboleggiata l’Eucarestia come compartecipazione di carità (Giov. 6, 11.5).
I 2 pesci, il canestro dei 5 pani e le 12 ceste avanzate indicano che i beni sono di Dio e donati a tutti. Pertanto la forza di comunione con Cristo, ricevuta nell’Eucarestia in Chiesa, ci proietta nel mondo per fare comunione di vita, di beni spirituali e materiali con i fratelli, in un atteggiamento profondo e motivato, descritto negli Atti come «l’aver un cuore ed un’anima sola» (Atti 4,32). Questa esperienza accompagna la Chiesa lungo tutti i secoli, si realizza in modi diversi e deve essere sempre presente perche la Chiesa sia la comunita di Cristo.


– La porta est (Via Gemona)Porta della preghiera

Ai lati, volute di incenso salgono verso l’alto e, accompagnate dal canto dell’organo, si decantano nella pace della contemplazione per riprendere poi il cammino come sui gradini di una scala che porta all’incontro con Dio. In questa dinamica di elevazione e di contemplazione l’orante vive il momento della preghiera. Essa è tensione verso Dio e silenzio interiore, ascolto e dialogo, solitudine e comunione, impegno e riposo, lode e supplica, implorazione di perdono e ringraziamento. E’ attività complessa, indefinibile: così appare nella esperienza biblica, così è rappresentata su questa porta che abbiamo oltrepassato per un incontro privilegiato con Dio e per poter percorrere la via della salvezza. Al centro, la spada di luce che è la Parola di Dio penetra nel cuore di Maria il cui manto scende come velo a proteggere i figli che si mettono in ascolto del Signore.
Siamo entrati in chiesa per pregare, usciamo per amare.

SOPRA L’ ALTARE MAGGIORE: LA PRESENZA A’TTIVA, SILENZIOSA E POTENTE DELLO SPIRITO SANTO
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Tutta la storia meravigliosa che abbiamo scoperto insieme ha un’anima, si attua per opera dello Spirito che Gesù ha inviato alla sua Chiesa. Dal vortice di un cerchio che racchiude la Colomba – Spirito Santo (M. 3,16) escono danzando le 12 fiamme pentecostali (Atti 2,1-13) che, come una festosa cascata, scendono sulla Chiesa.
Viene così rappresentata la Pentecoste perenne che accade tramite la doppia epiclesi
( «invocazione sopra» ) eucaristica ed ecclesiale. Per la forza trasformante dello Spirito il pane ed il vino posti sull’altare diventano Corpo e Sangue di Cristo; per la potenza del medesimo Spirito la comunità riunita nella fede viene trasformata nel Corpo mistico di Cristo.

Terminiamo allora con la invocazione dello Spirito Santo: «Emitte Spiritum tuum et creabuntur, et renovabis faciem terrae». Questo rinnovamento radicale che lo Spirito porta sempre sulla terra ha un nome: si chiama Gesù. Egli è il nostro futuro. «Siamo ancora nel crepuscolo del mattino: il giomo pieno sara la realizzazione di Cristo in tutto e in tutti. E intanto Gesu significa speranza, slancio, freschezza e gioia, coraggio di rischiare, impulso a rimetterci, all’inizio di ogni giomo, in cammino verso le vette azzurre del suo amore saltando i crepacci delle nostre depressioni, illuminati e guidati dalla sua luce. Per noi, cosl, e sempre mattino, ma il mattino di Pasqua» (Ugo Vanni). «Lo spirito e la sposa dell’ Agnello (Chiesa) dicono: Vieni» (Ap. 22,17).

E Gesu viene in forma di dono nella sorgente di vita divina che sono i Sacramenti; diventa presenza attuale nella vita personale e sociale, ci fa coraggio dicendo: «SI, sto per venire!» (Ap. 22,20). E 10 spasimo d’amore di chi «gia» assapora la presenza divina ma «non ancora» vede completamente realizzata l’opera di Dio, creatore, salvatore, amore. AIlora riaccende il desiderio dell’animo e dice: «Amen. Vieni, Signore Gesu. La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen». (Ap. 22,20-21).

Per contattare Fiorenzo Gobbo:
Reggio Emilia, Santuario B.V. dell Ghiara, Corso Garibaldi 44 (tel. 0522-439707)